7 novembre 2026
Per Natale due maison puntano sul “fatto a mano”. Prada chiama un team guidato da John Pomeroy, storico animatore Disney. Dior affida a Sylvain Chomet (Appuntamento a Belleville) il corto “Christian Dior’s Night in Color”. Tantissimi articoli e creator online celebrano la scelta di entrambi i brand di non aver fatto utilizzo di AI, sempre più normalizzata all’interno degli spot. Poi qualcuno mette in pausa il video di Dior: dita in più, scritte deformate, movimenti strani. E parte l’accusa. Chomet e il produttore Aton Soumache hanno risposto a Variety. Il film, dicono, ha richiesto sette mesi e una ventina di persone, ed è animazione 2D tradizionale. Ammettono però di aver usato un sistema di interpolazione automatica per alcuni fotogrammi intermedi. Le sei dita? «Un movimento a ventaglio», secondo Chomet. Speriamo che questa polemica sia l’inizio della fine del dibattito su chi usa l’AI e chi no. L’importante è che non ruoti tutto attorno a quello e che dietro ci sia una vera visione creativa, che vada oltre lo strumento utilizzato. Questa storia insegna che, quando il “senza AI” diventa il perno della campagna, basta una svista (o due dita in più) per scivolare. Chiedere a Dior.
Ti è piaciuto? C'è molto di più nell'app.
Scarica l'app CNC Media






