26 settembre 2026

Sono a Seattle, sono le sette e mezza del mattino e ho deciso di farmi una passeggiata perché il jet lag si sta facendo sentire. La città sta iniziando a riempirsi, anche se in giro non c’è ancora tantissima gente. Mentre cammino sono sovrappensiero, continuo a guardarmi intorno perché è la prima volta che vengo negli Stati Uniti e sono affascinata praticamente da tutto. Dopo neanche dieci minuti, però, mi trovo davanti a una scena che mi cambia completamente l’umore. Mi accorgo di essere a pochi metri da una persona praticamente immobile, piegata su se stessa. Mi allontano e poco dopo ne vedo altre nelle stesse condizioni. Sono immagini che avevo già visto tante volte online parlando della crisi del fentanyl, ma dal vivo hanno inevitabilmente un altro peso. E infatti ci ho pensato praticamente per tutta la giornata. Il fentanyl nasce negli anni Sessanta come farmaco ed è ancora oggi utilizzato in medicina come antidolorifico e anestetico. Il problema è che è una sostanza estremamente potente: circa 100 volte più della morfina e 50 volte più dell’eroina. E quella stessa potenza, fuori dall’uso medico, negli Stati Uniti ha contribuito a trasformarlo in uno dei protagonisti della più crisi degli oppioidi degli ultimi tempi. Nel 2022, infatti, il fentanyl è stato coinvolto in quasi 74.000 morti per overdose e, anche se da allora i numeri sono scesi, nel 2024 erano ancora oltre 47.000. Ed è proprio guardando a quello che è successo negli USA che alcuni episodi avvenuti in Italia hanno messo in allerta: nel 2024, a Perugia, il fentanyl è stato trovato in una dose venduta come eroina, mentre a giugno 2026, a Roma, sono state rubate 80 fiale da un ospedale. Per ora, però, siamo ancora molto lontani da una situazione paragonabile a quella americana. Ed è anche per questo che vale la pena parlare di queste realtà: perché vedere dove può arrivare una crisi del genere ci ricorda quanto sia importante non farla diventare un problema anche da noi. #fentanyl #america #usa #seattle

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