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1 ottobre 2026

Era il periodo fra gli anni ’50 e ’60 e, nel pieno del boom economico, centinaia di migliaia di persone lasciavano il Sud per cercare lavoro nelle fabbriche e nelle città del Nord. Milano, Torino e Genova avevano bisogno di operai, ma chi arrivava non trovava soltanto un lavoro: spesso trovava anche diffidenza, stereotipi e disprezzo. Il meridionale veniva raccontato come sporco, ignorante, rumoroso, arretrato. In alcuni casi si arrivava perfino a rifiutare affitti a chi proveniva dal Sud. Poi il tempo ha fatto il resto: quelle persone hanno lavorato, costruito famiglie, cresciuto figli e nipoti, e oggi sono parte integrante delle città in cui si erano trasferite. Quella che allora veniva vista come una presenza “estranea” si è inserita completamente nel tessuto sociale, economico e culturale del Nord. Ma fateci caso: molte delle frasi rivolte allora ai meridionali sono le stesse identiche che oggi vengono rivolte agli stranieri: “sono troppi”, “non si integrano”, “ci rubano il lavoro”. Il meccanismo del pregiudizio resta uguale: prendere milioni di persone diverse e trasformarle in un’unica categoria da temere. La storia ci ricorda quanto velocemente possa cambiare ciò che consideriamo “normale”. Ieri erano “quelli del Sud”, oggi sono altri. #suditalia #milano #torino #meridionale

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Era il periodo fra gli anni ’50 e ’60 e, nel pieno del boom economico… — CNC Media