12 agosto 2026

Nel 1980 il chirurgo Paul Brand racconta un aneddoto attribuito all’antropologa Margaret Mead, secondo il quale, quando le fu chiesto quale fosse il primo segno di civiltà nella storia umana, lei rispose: “un femore rotto e poi guarito”. Il motivo è semplice: in natura un animale con una gamba rotta muore, perché non riesce più a scappare, cacciare o seguire il gruppo. Un femore guarito, invece, racconta che qualcuno si è fermato per prendersi cura di chi è rimasto ferito, aspettando che potesse camminare di nuovo. Il punto è che oggi questa storia, vera o meno che sia, sembra quasi un paradosso: guerre continue e persone che muoiono ogni giorno, mentre da qualche parte si discute ancora se aiutarle sia un dovere o un costo troppo alto. Così è come se quel femore si fosse rotto di nuovo, questa volta però senza che qualcuno si stia fermando a curarlo, perché siamo diventati così bravi a voltarci dall’altra parte, che la sofferenza di chi sta peggio non ci tocca quasi più. Ecco perchè la società di cui parlava Mead non va considerata come un punto d’arrivo, ma come una continua scelta, che comincia ogni volta che qualcuno decide di prendersi cura di un’altra persona. E la verità è che forse noi dovremmo davvero ricominciare a scegliere meglio.

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