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10 ottobre 2026

In Pianura Padana l’aria non ha sempre una via d’uscita. E quando ristagna, insieme a lei restano anche gli inquinanti. La conformazione del territorio, chiuso tra Alpi e Appennini, rende più difficile il ricambio dell’aria soprattutto nei periodi di poco vento e alta pressione. A questo si aggiungono traffico, riscaldamento, industrie e allevamenti: tutte fonti che contribuiscono alla presenza di polveri sottili e altri inquinanti. I numeri aiutano a capire la dimensione del problema: nel 2023 alcune regioni della Pianura Padana hanno registrato tassi di decessi attribuibili al PM2.5 superiori alla media italiana. E, a livello nazionale, l’Italia è risultata il Paese UE con il maggior numero assoluto di decessi attribuibili all’esposizione al PM2.5 oltre i livelli raccomandati dall’OMS. Il problema è così radicato che già nel 1978, a *Portobello*, qualcuno propose addirittura di abbassare il Passo del Turchino per far entrare più aria dal Mar Ligure. Un’idea estrema, che però avrebbe avuto effetti trascurabili. Le montagne, insomma, possono restare dove sono. Il vero margine di intervento è sulle emissioni che finiscono intrappolate nel bacino padano. E con i nuovi limiti europei sul PM2.5 previsti dal 2030, intervenire diventerà ancora più urgente. #inquinamento #pianurapadana #smog

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