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30 settembre 2026

Non serve andare troppo lontano con l’immaginazione per farsi un’idea di come apparirebbero le nostre città dopo un’apocalisse: basta aprire Google Maps e digitare “Rafah” o “Gaza”. Infatti, sono appena state aggiornate le immagini satellitari della regione e, ora più che mai, non lasciano interpretazioni su quella che è a tutti gli effetti un’immensa distesa di macerie e sabbia. Qualcosa però resta in quella valle di detriti: le schede riassuntive di Google Maps dedicate alle attività che un tempo coloravano le vie della Palestina. Basta cliccare su uno dei nomi dei vari bar, scuole, parchi e fattorie per fare un viaggio indietro nel tempo, a un attimo prima del disastro. Quello che emerge farà arrabbiare chi ancora oggi continua a descrivere i palestinesi come un “popolo di terroristi”: ebbene sì, la vita dei Palestinesi non era tanto lontana dalla nostra. Scontato per molti, per fortuna, ma è bene ricordarlo a chi per anni ha portato avanti la retorica del popolo pericoloso e da estirpare a tutti i costi. Quello che emerge dalle foto-recensioni di Google Maps è ciò che di più semplice può apparire in un contesto urbano: attimi di vita quotidiana intrisi di gioia, convivialità e spensieratezza. Ma cosa rimane oggi a distanza di soli 5 anni dal momento in cui sono state scattate? A Gaza attualmente è danneggiato l’82% degli edifici, circa il 77% delle strade, quasi il 98% delle scuole e circa il 94% degli ospedali (fonti: UNOSAT, UNICEF, WHO). E per chi ha ancora dubbi sulla devastazione appena commessa in quei territori e su quella parola che inizia con la “g” e finisce con “enocidio”, forse è il momento di farsi un’esame di coscienza. E un giro su Google Maps. Di Antonio Forte #googlemaps #rafah #gaza #palestina

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Non serve andare troppo lontano con l’immaginazione per farsi un’idea… — CNC Media