20 luglio 2026 · di Redazione CNC
G8 di Genova, 25 anni dopo: cosa accadde davvero
Dal 19 al 22 luglio 2001 Genova diventò il simbolo di uno scontro tra un movimento globale e uno Stato che perse il controllo. Venticinque anni dopo, quelle giornate pesano ancora.
G8 di Genova, 25 anni dopo
Nel luglio del 2001 Genova ospitò il vertice dei capi di Stato e di governo degli otto Paesi più industrializzati del mondo. Per tre giorni, dal 19 al 22 luglio, la città fu divisa in due: una "zona rossa" blindata attorno a Palazzo Ducale, dove sfilavano i leader, e tutto il resto, dove erano confluite centinaia di migliaia di persone arrivate da tutta Europa per protestare contro un modello di globalizzazione che ritenevano ingiusto.
Venticinque anni dopo, Genova non è ricordata per i comunicati finali del summit, ma per quello che accadde nelle strade.
Un movimento, tante anime
Il Genoa Social Forum teneva insieme realtà molto diverse: organizzazioni cattoliche, sindacati di base, centri sociali, reti ambientaliste, le Tute Bianche. La grande maggioranza dei manifestanti era pacifica. Ma in mezzo al corteo si mossero anche i black bloc, gruppi che praticavano la devastazione come forma di azione: vetrine sfondate, auto incendiate, cassonetti dati alle fiamme.
La gestione dell'ordine pubblico non riuscì — o non volle — distinguere tra chi spaccava tutto e chi marciava con le mani alzate. Le cariche colpirono indistintamente.
Il 20 luglio: la morte di Carlo Giuliani
Il pomeriggio del 20 luglio un manifestante di 23 anni, Carlo Giuliani, venne ucciso in piazza Alimonda da un colpo d'arma da fuoco esploso da un carabiniere all'interno di un mezzo assediato. È la prima vittima di una protesta di piazza in Italia da decenni. L'immagine del suo corpo a terra fece il giro del mondo e divenne il simbolo di quelle giornate.
La notte della scuola Diaz
Ma è la notte tra il 21 e il 22 luglio a lasciare la ferita più profonda. Un reparto di polizia fece irruzione nella scuola Diaz, dove dormivano manifestanti, giornalisti e osservatori. Il bilancio fu di decine di feriti, alcuni gravissimi. Ciò che seguì — nella caserma di Bolzaneto, dove molti fermati furono umiliati e maltrattati — venne poi ricostruito nelle aule di tribunale.
Anni dopo, la giustizia italiana e quella europea hanno emesso parole nette: nel 2015 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia riconoscendo che quanto avvenuto alla Diaz poteva essere qualificato come tortura, e sottolineando l'assenza, all'epoca, di un reato specifico nell'ordinamento italiano (introdotto solo nel 2017).
Perché ne parliamo ancora
Genova 2001 non è un pezzo di archeologia politica. È il momento in cui una generazione ha scoperto quanto sia fragile il confine tra ordine pubblico e abuso, e quanto conti avere regole chiare, corpi identificabili e responsabilità accertate.
Ricordarlo, oggi, non serve a riaprire una faida. Serve a non dare per scontato ciò che allora venne messo in discussione: il diritto di manifestare senza avere paura.