Telepathy, il nuovo dispositivo cerebrale di Elon Musk

Domenica 26 gennaio è stato impiantato per la prima volta nel cervello umano Telepathy, un impianto cerebrale elaborato dall’azienda Neuralink, fondata nel 2016 dall’imprenditore miliardario Elon Musk.

Il funzionamento di Telepathy

L’impianto si compone di una capsula biocompatibile, una batteria al litio, 1024 elettrodi distribuiti su 64 fili, e una parte elettronica in grado di tradurre i segnali cerebrali in messaggi con proprietà esecutive, inviati a dispositivi esterni come computer.

Neuralink è un’azienda di ricerca che ha l’obiettivo di raggiungere l’interazione diretta tra essere umano e macchina. I dispositivi sviluppati permetterebbero «di controllare smartphone o computer e, attraverso questi, quasi ogni altro device con il solo pensiero», ha affermato il fondatore. Neuralink è solo una delle aziende che ha sperimentato varie tipologie di interfacce neurali. Un sistema robotizzato è incaricato di “cucire” i circuiti nel cervello, realizzando collegamenti con i neuroni. La sperimentazione era già stata eseguita su maiali e scimmie, e lo scorso maggio è giunta l’autorizzazione della statunitense Food and Drug Administration per l’esecuzione dei test sugli esseri umani.

Le prospettive di ricerca per i pazienti affetti da paralisi

Musk ha comunicato l’avvenuto impianto di Telepathy a operazione compiuta, affermando che il paziente si sta riprendendo con risultati rassicuranti. Gli esiti non giungeranno però prima di qualche mese. L’identità del paziente sottoposto all’operazione rimane sconosciuta, ma si ipotizza possa essere una persona con limitate capacità fisiche. A settembre è infatti stata avviata la ricerca di candidati, come confermato dalle parole del magnate: «Le persone affette da tetraplegia o SLA possono candidarsi. I primi utenti saranno quelli che hanno perso l’uso degli arti».

Il solo pensiero consentirebbe dunque l‘esecuzione di azioni attraverso un collegamento diretto tra mente umana e computer. Le interfacce neurali potrebbero rappresentare una novità ricca di potenziale per i pazienti affetti da paralisi a seguito di traumi o malattie degenerative.