Enrico-Letta

Segreteria PD, parte la ricerca al successore di Enrico Letta

Tempi di riflessione al Nazareno - quartier generale del Partito Democratico - in risposta ai deludenti risultati conseguiti alle elezioni del 25 settembre

Nel PD, dopo il deludente risultato alle elezioni, inizia la ricerca al successore di Enrico Letta.

Enrico Letta non si ricandiderà: una campagna elettorale deludente scatena terremoti in casa PD

Il segretario di partito Enrico Letta ha confermato la volontà di non volersi ricandidare in vista del Congresso previsto in primavera. La scelta è maturata a causa di una campagna elettorale poco efficace, incapace di fare breccia negli elettori attraverso il cosiddetto ‘voto utile‘. La strategia di demonizzare il centrodestra attraverso lo slogan ‘Scegli‘ ha rimandato a data da destinarsi le storiche battaglie di sinistra, che in questa campagna elettorale sono state raccolte da altri partiti.

In questi giorni è partito il toto nomi sul possibile successore di Letta, confermando la dimensione macroscopica del partito, il quale vede al suo interno numerose correnti rappresentate da altrettante personalità.

Bonaccini e Provenzano: due facce della stessa medaglia

Tra i nomi più in voga vi è sicuramente quello di Stefano Bonaccini, attuale Presidente della regione Emilia-Romagna. Bonaccini si rese protagonista, nel 2019, di un’insperata rimonta sulla candidata leghista Lucia Borgonzoni, ridando fiducia agli ambienti di sinistra che in quel periodo soffrivano lo sfavore nei sondaggi. Quella di Bonaccini rappresenterebbe una soluzione simile alla candidatura di Nicola Zingaretti – entrambe figure capaci di capitalizzare il credito ricevuto grazie alla gestione delle rispettive regioni.

Non ci serve un nuovo segretario, ma un nuovo partito“, queste le parole proferite da Giuseppe Provenzano davanti al segretario uscente del PD. Le dichiarazioni di Provenzano, oltre ad aumentare le quotazioni di una sua candidatura, esplicitano un manifesto dissenso di una parte interna e ben nota alla formazione democratica. Le mire del vicesegretario dem sono quelle di ritornare ad avere un’identità politica, anche a patto di rinunciare al titolo di partito responsabile a tutti i costi.

 La possibile sorpresa al femminile nella corsa al Congresso

Oltre ai volti noti del partito come Franceschini, Guerini e Orlando – i quali potrebbero presentare la propria candidatura nelle prossime settimane – spicca il nome di Elly Schlein. Attualmente vicepresidente alla regione Emilia-Romagna, Schlein, candidandosi, avrebbe il compito di riportare la chiesa al centro del villaggio. Per un Partito Democratico che già in passato con Matteo Renzi – da cui la stessa Schlein prese le distanze insieme a Giuseppe Civati – cominciò ad allontanarsi dalle lotte di sinistra, una candidatura di questo calibro porterebbe ad una forte caratterizzazione.

Elogiata dal The Guardian come astro nascente della sinistra italiana, la vicepresidente alla regione potrebbe essere la vera outsider per la corsa alla segreteria, anche per una mera questione simbolica. A causa di una serie di scelte – rivelatesi poi errate – fatte dal centrosinistra, la prima donna a diventare Presidente del Consiglio con ogni probabilità sarà Giorgia Meloni, un vero smacco per una parte politica che ha sempre fatto della parità di genere uno dei propri cavalli di battaglia. Proporre una figura femminile ai vertici senza che questa risulti una mossa di facciata potrebbe risultare un’occasione da imperdibile per un partito in stallo come il PD. Nonostante l’arrivo della prima candidatura ufficiale di Paola De Micheli, il futuro dei dem potrà schiarirsi solo dal 6 ottobre, data della convocazione del direttivo annunciata da Letta.