Scrivere a mano favorisce i processi mentali, ma si pratica sempre meno

Scrivere a mano è un’attività che si pratica sempre meno, progressivamente esclusa dal quotidiano. Da più di un decennio, la scrittura digitale ha progressivamente sostituito quest’abitudine storicamente tramandata. Tra i vantaggi di questo nuovo metodo risulta la rapidità di una scrittura completa e ordinata. Ma il sempre più frequente abbandono di carta e penna, a favore di PC e IA, porta con sé la diminuzione della capacità di memorizzazione e creatività.

Scrivere a mano è sempre meno insegnato

Non è da considerare solo la scrittura in sé, ma anche le sue forme di riproduzione. È stata rilevata una problematica diffusa nell’insegnamento elementare: laddove la scrittura a mano sopravvive, il corsivo è sempre meno insegnato. “Questo sviluppo è il riflesso della tendenza a concentrarsi meno sull’insegnare a scrivere, e più sul cosa comunicare”, ha affermato Hetty Roessingh, professoressa all’Università di Calgary, in Canada. La studiosa ha dimostrato come gli studenti che hanno una scrittura fluida dimostrano maggiori capacità di memorizzazione e pianificazione. Inoltre, da questa abitudine dipende anche la complessità del nostro vocabolario personale: uno studio condotto dalla docente dimostra che su 250 studenti tra i 9 e 10 anni di una scuola dell’Alberta, solo la metà raggiungeva la soglia minima di capacità relative alla scrittura. Questi stessi studenti dimostravano capacità insufficienti nel comunicare idee e concetti complessi. In Italia, secondo uno studio del Policlinico Umberto I e dell’Università la Sapienza di Roma, il 21,6% dei bambini potrebbe sviluppare problemi di scrittura e il 10% ha una scrittura “disgrafica”.

Cognizione incorporata e memoria

Ma a immergersi nella confusione non è solo la trasposizione grafica dei pensieri, ma anche i pensieri stessi. Infatti, scrivere a mano influisce sui processi di apprendimento e memoria. Il perché ce lo offre una prospettiva di ricerca chiamata “cognizione incorporata“, secondo la quale la comprensione del reale dipende dall’interazione del corpo umano con il mondo circostante. A questa necessità, risponde perfettamente la scrittura manuale, che innescherebbe processi sensomotori articolati, i quali richiederebbero un’analisi e un’elaborazione delle coordinate spaziotemporali più complesse. In questo senso, la tastiera è «un dispositivo che funziona con un coinvolgimento sensoriale minimo», che non facilita dunque processi di memorizzazione e apprendimento.