Rapporto Censis: Italiani sonnambuli e i giovani fuggono all’estero

Rapporto Censis: gli italiani sonnambuli

Secondo il Rapporto Censis, gli Italiani sembrano precipitati “in un sonno profondo”, si comportano come “sonnambuli” e i giovani fuggono all’estero. È questo il quadro inquietante dipinto dal Censis nel “57° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2023”.

Il Rapporto Censis interpreta i più significativi fenomeni socioeconomici del nostro Paese e ricorrendo ad efficaci metafore descrittive ne rappresenta lo stato. Ecco allora che gli Italiani sono iconicamente definiti come ”I sonnambuli: ciechi dinanzi ai presagi”. Secondo il Rapporto “la società italiana sembra affetta da sonnambulismo, precipitata in un sonno profondo del calcolo raziocinante che servirebbe per affrontare dinamiche strutturali dagli esiti funesti”.

Gli Italiani sembrano quindi affetti da una sorta di rimozione collettiva dei problemi che affliggono il Paese oppure, più semplicemente, tendono a sottovalutarli.  Preferiscono rifugiarsi nella loro confort zone,non più alla conquista dell’agiatezza, ma alla ricerca di uno spicchio di benessere quotidiano”. Il corpo del Paese sembra ritrarsi verso il proprio piccolo particolare, accontentandosi di rivendicazioni minime e procedendo verso una sorta di indebolimento collettivo.

Eppure, i problemi strutturali da affrontare sono evidenti a tutti e il Rapporto li pone in chiara luce.

 

La crisi demografica: nel 2050 avremo quasi 8 milioni di persone in età lavorativa in meno

Il dato da cui parte l’analisi del Censis è l’ormai acclarato decremento demografico. Nel 2050 l’Italia avrà perso 4,5 milioni di residenti, come se due grandi città come Roma e Milano insieme scomparissero. L’effetto combinato della diminuzione delle persone con meno di 65 anni e il contestuale aumento di quelle con più di 65 anni produrrà effetti devastanti. Infatti, si stima che ci saranno circa 8 milioni di persone in età attiva in meno nel 2050 con un impatto inevitabile sul sistema produttivo.

 

La trappola dell’emotività: il 61,4% dei giovani è convinto di contare poco nella società

Gli Italiani, colpiti dalla crisi economica e dai postumi del periodo pandemico, si sentono fragili, disarmati e con un profondo senso di impotenza. Il 56,0% degli italiani si sente fragile e pensa di contare poco nella società, questa sfiducia raggiunge un picco del 61,4% tra i giovani. Grande è il senso di insicurezza di fronte ai tanti rischi inattesi: il 60,8% (il 65,3% tra i giovani) prova un profondo senso di impotenza. Inoltre, si percepisce una delusione verso gli effetti della globalizzazione, che per il 69,3% ha portato all’Italia più danni che benefici. Infine, regna la rassegnazione: l’80,1% (l’84,1% tra i giovani) è convinto che l’Italia sia irrimediabilmente in declino.

 

Emerge un nuovo paradigma nello stile di vita: la ricerca di piaceri consolatori

Questo senso di fragilità e di insicurezza spinge gli Italiani a dedicarsi a desideri minori verso “una più pacata ricerca di piaceri consolatori per garantirsi uno spicchio di benessere”. Si tratta di un vero cambio di paradigma rispetto “alla corsa irrefrenabile verso maggiori consumi per conquistarsi l’agiatezza”. Ecco i segnali di questo stato d’animo:

  • per l’87,3% degli occupati mettere il lavoro al centro della vita è un errore. Si tratta di un declassamento del lavoro nella gerarchia dei valori esistenziali;
  • il 62,1% degli italiani desidera e ricerca momenti quotidiani da dedicare a sé stessi;
  • il 94,7% rivaluti la felicità derivante dalle piccole cose di ogni giorno, il tempo libero, gli hobby, le passioni personali.

 

Lo stato dell’economia: rallenta la crescita ma cresce l’occupazione

Se quello appena descritto è lo stato delle percezioni e dei sentimenti degli Italiani, qual è lo stato dell’economia secondo il rapporto?

Nonostante il record di occupati, la crescita è in rallentamento. Il Pil del secondo trimestre di quest’anno ha subito una variazione negativa (-0,4%) e l’economia nel terzo trimestre è in fase di stagnazione. Questo contesto può peggiorare poiché non incorpora gli effetti del conflitto in Medio Oriente.

Se la crescita rallenta, l’occupazione, al contrario, sta attraversando una fase espansiva consolidatasi nel primo semestre di quest’anno. Tra il 2021 e il 2022 gli occupati sono aumentati del 2,4% e nei primi sei mesi dell’anno è stata del 2,0%. L’Italia rimane comunque all’ultimo posto nell’Unione europea per tasso di occupazione

 

Si intravedono gli effetti dell’onda lunga delle rivendicazioni dei diritti civili

Il nostro Paese è attraversato dall’onda lunga delle rivendicazioni dei diritti civili che sembra ormai giunta a maturazione. Le opinioni espresse dagli italiani in merito sono chiare ma faticano a trovare un riconoscimento legislativo ufficiale:

  • Il 74,0% si dice favorevole all’eutanasia;
  • il 70,3% approva l’adozione di figli da parte dei single;
  • il 65,6% si schiera a favore del matrimonio egualitario tra persone dello stesso sesso, il 54,3% è d’accordo con l’adozione di figli da parte di persone dello stesso sesso;
  • infine, il 72,5% è favorevole all’introduzione dello ius soli, ovvero la concessione della cittadinanza ai minori nati in Italia da genitori stranieri regolarmente presenti.

 

L’incomunicabilità generazionale: la distanza tra i giovani di oggi e le generazioni predecidenti è abissale

La fascia di età dei 18-34enni, poco più di 10 milioni, è in costante diminuzione: in vent’anni si sono persi 3 milioni di giovani. I giovani sono pochi e contano poco e “la grande maggioranza degli italiani riconosce che i giovani sono la generazione più penalizzata di tutte”.

 

Espatriati: i giovani in fuga

In questo difficile contesto, nel nostro Paese si rafforza la spinta ad emigrare. Gli italiani residenti all’estero sono quasi 6 milioni e i trasferimenti sono aumentati del 36,7% negli ultimi dieci anni. Questo flusso migratorio vede come protagonista la componente giovanile. A caratterizzare il flusso migratorio più recenti è l’aumento significativo della componente giovanile. Nell’ultimo anno sono espatriati oltre 36 mila giovani in gran parte laureati.

Il quadro rappresentato dal Report del Censis sembra esprimere tutti i segni tipici di una profonda fase di transizione in discontinuità con il passato. Vedremo in futuro se questa trasformazione verso una maggiore dimensione soggettiva dell’identità personale saprà imporsi sul corpo sociale.