26 giugno 2026

In India, una singola ondata di calore di cinque giorni potrebbe essere associata a circa 30.000 morti in eccesso. La stima arriva da uno studio pubblicato su Frontiers in Environmental Health ed è un dato enorme, perché racconta una cosa di cui forse non ci rendiamo ancora abbastanza conto: il caldo estremo non è uguale per tutti. Che le estati siano diventate sempre più difficili da sopportare lo stiamo vedendo anche noi. Anche in Europa le temperature hanno superato i 40 gradi in diversi Paesi, con città in allerta, scuole chiuse o orari modificati, lavoratori costretti ad adattare i turni e immagini che sembrano raccontare scenari sempre più estremi. Ma una cosa è soffrire il caldo, un’altra è non avere quasi nessun modo per proteggersi. In alcuni Paesi difendersi è molto più complicato, perché tutto dipende anche dalle condizioni in cui vivi, dal tipo di lavoro che fai, dai servizi a cui puoi accedere e dalla possibilità concreta di fermarti quando il caldo diventa pericoloso. E l’India, in questo senso, è uno degli esempi più estremi. Milioni di persone vivono in case difficili da raffreddare, lavorano all’aperto o nel settore informale, spesso senza pause, senza tutele e senza una vera alternativa. In molti casi, quindi, continuare a lavorare anche con temperature estreme non è una scelta, ma una necessità. Per questo il caldo estremo non è solo una questione di temperature alte, ma rappresenta una vera e propria crisi sanitaria, economica e sociale.

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