14 luglio 2026
Il cervello non fa due cose contemporaneamente: passa da un’attività all’altra a grande velocità, e ogni passaggio ha un costo. Lo psicologo Clifford Nass, di Stanford, ha scoperto che chi crede di essere bravo nel multitasking in realtà paga un prezzo cognitivo alto, distraendosi più facilmente e faticando a filtrare ciò che non serve. Il neuroscienziato Earl Miller, del MIT, è netto su questo tema: il nostro cervello non è fatto per il multitasking, e ogni volta che passiamo da un compito all’altro paghiamo un costo cognitivo. I numeri confermano il quadro: secondo l’American Psychological Association, riprendendo gli studi dello psicologo cognitivo David Meyer, i micro-blocchi mentali generati dal cambio di attività possono costare fino al 40% del tempo produttivo di una persona. C’è anche l’”attention residue” descritto dalla ricercatrice Sophie Leroy: quando lasciamo un compito a metà per passare al successivo, una parte dell’attenzione resta agganciata al primo, riducendo le prestazioni sul nuovo. La vera competenza, allora, è avere il controllo su più task. Una skill che non si può ridurre alla definizione (spesso vaga) di “multi-tasking”, ma che implica il saper ordinare, dare priorità, chiudere un task prima di aprirne un altro. Perché correre su più binari contemporaneamente è impossibile, ma saper decidere quale treno prendere e quando prenderlo… Quella sì che è una skill. #multitasking #lavoro #burnout #ufficio
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