11 giugno 2026
No agli straordinari non retribuiti. No a paghe indegne, e soprattutto illegali. No a turni di lavoro disumani. Non sono più soltanto slogan: sono le reazioni concrete di una generazione stanca di accettare come “normali” compromessi che normali non sono mai stati. Che il mondo del lavoro stia attraversando una fase complessa è evidente. Molte aziende faticano ad assumere, i costi aumentano e, in diversi settori, mantenere la piena sostenibilità economica è una sfida quotidiana. Ma gli screenshot che stanno circolando su TikTok in questi giorni mettono in discussione qualcosa di ancora più profondo. Quell’abitudine, molto italiana, di considerare il lavoro come un privilegio concesso dal datore e non come uno scambio tra una prestazione professionale e una retribuzione adeguata. Proprio pochi giorni fa è arrivata la novità dell’obbligo di indicare la retribuzione negli annunci di lavoro. Un passo avanti importante, ma il nodo resta culturale prima ancora che normativo. Finché il lavoro continuerà a essere percepito come una concessione e non come un rapporto fondato su diritti, doveri e rispetto reciproco, sarà difficile costruire un mercato del lavoro davvero sano ed equilibrato. Dopotutto, da quando gli Smiths cantavano “I was looking for a job and then I found a job, and heaven knows I’m miserable now” (canzone usata anche per il trend) sembra essere cambiato meno di quanto speravamo. A cura di Antonio Forte #lavoro #genz #retribuzione #paga #trendgenz
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