4 agosto 2026
Ieri sera ho finalmente visto l’Odissea di Nolan cercando di proteggermi in questi giorni da spoiler e inutili assalti “anti-woke” che poco hanno a che vedere con l’intento del film. Perché il piano su cui giudicare quest’opera dovrebbe essere lo stesso su cui regge il poema fin dalle sue prime stesure: la figura di Ulisse e il suo ruolo all’interno di quello che è più di un racconto, ma un tessuto culturale e sociale vero e proprio. Astuto, emotivo, impulsivo e “complicato”, come viene definito nella traduzione da cui il regista ha tratto ispirazione: Ulisse non è mai stato solo un eroe, ma lo specchio dell’essere umano stesso, con i suoi pregi e le sue fragilità. E così come nel poema omerico Ulisse incarnava i valori e i difetti del suo tempo, Nolan sceglie di farne il ritratto dell’uomo contemporaneo: un individuo che da solo, ora più che mai, ha il potere di costruire, ma anche di distruggere. A cura di Antonio Forte #odyssey #recensione #film2026 #christophernolan #odissea
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