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1 luglio 2026

Hai presente quando passi da un viale alberato a un grande parcheggio e senti la temperatura salire quasi all’istante? Non è solo una tua impressione, ma l’effetto delle “isole di calore urbane”. Asfalto, cemento e tetti assorbono il calore del sole durante il giorno e lo rilasciano lentamente anche dopo il tramonto. Gli alberi fanno l’opposto: creano ombra, impediscono alle superfici di surriscaldarsi e, rilasciando umidità attraverso le foglie, contribuiscono a rinfrescare l’aria circostante. Il risultato è che, in alcune aree, bastano pochi isolati per percepire una netta differenza di temperatura. La parte meno intuitiva è che questa differenza non dipende solo dal clima, ma anche da come sono state progettate le città. Molti quartieri sviluppati rapidamente, con grandi superfici prive di verde, tendono a essere più caldi. E spesso sono anche quelli in cui vivono le persone con minori possibilità di scegliere dove abitare. Per questo, il caldo nelle città non si distribuisce in modo uniforme, ma segue anche le scelte urbanistiche del passato. La buona notizia è che molte amministrazioni stanno cambiando approccio. Sempre più città stanno sostituendo parte dell’asfalto con spazi verdi, piantando nuovi alberi e progettando quartieri in cui l’ombra viene considerata un’infrastruttura essenziale, andando oltre il solo fattore estetico. #isoladicalore #cambiamentoclimatico #caldo #estate2026

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