15 giugno 2026
Immagina di essere sul tram verso casa e di vedere, quasi di sfuggita, lo schermo di un cellulare con aperto un gruppo WhatsApp. Il nome della chat è “Staff Ticinese”. Dentro, l’istantanea di una telecamera di sorveglianza che ritrae una donna. Subito dopo, commenti sessisti. Uno screen che sembra non lasciare molti dubbi e su cui ci si augura che ATM indaghi a fondo, per chiarire cosa sia successo e individuare eventuali responsabili. Ma anche prima di sapere come finirà l’indagine, qualcosa si è già rotto. Perché il problema di fondo è che quelle telecamere dovrebbero servire a proteggere. Dovrebbero essere lì per difendere le persone dalle molestie, non per trasformarsi in un altro strumento di esposizione, controllo e umiliazione. Qualunque sarà l’esito di questa storia, anche oggi abbiamo perso qualcosa. Un altro spazio. Un’altra certezza. Un altro pezzo di sicurezza. Quella sicurezza che dovresti poter avere anche quando sei sola su un mezzo pubblico. Anche quando ti siedi, torni a casa, abbassi la guardia per un momento. E invece no. Perché da oggi potresti avere paura che ci sia qualcuno, lì dietro alle telecamere, pronto a catturare l’immagine del tuo corpo e mandarla ai colleghi. A cura di Antonio Forte #molestie #milano #donne #privacy
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