Più di 7 studenti su 10 soffrono di stress da competizione

Il tema del disagio psicosociale degli studenti è sempre più al centro di accorte riflessioni e analisi. L’attenzione dedicata all’argomento scaturisce dall’effettiva problematicità del fenomeno, che sta tristemente assumendo dimensione strutturale, per la ricorrenza e l’intensità degli stati di ansia e frustrazione che coinvolgono i giovani in età scolastica.

Le caratteristiche del malessere psicologico degli studenti

I dati del rapporto UNICEF “La condizione dell’infanzia nel mondo” confermano il dilagare del malessere psicologico degli adolescenti e il peggioramento delle loro condizioni di salute mentale, come testimoniato dall’aumento dei disturbi del comportamento alimentare e del sonno. I fattori scatenanti sarebbero riconducibili in buona parte allo stress accademico, a un uso eccessivo della tecnologia, a bullismo, cyberbullismo e isolamento sociale. Dal rapporto emerge che il 75% degli studenti ha “sempre” o “spesso” episodi di stress causati dalla competizione scolastica, il 44% si sente inadeguato e insicuro, per il 17% l’ipercompetizione a scuola rende più difficile imparare e il 50% vivrebbe la scuola con meno stress se ci fosse meno carico di studio a casa.

La scuola fatica a riconoscere le diversità

Secondo l’analisi, alcuni fattori di rischio che comprometterebbero il benessere psicologico in ambito scolastico sarebbero: la difficoltà nelle relazioni interpersonali con compagni e professori, il clima di eccessiva competizione che va a discapito della solidarietà tra pari, e la mancanza di programmi di insegnamento equi e inclusivi.

Il sistema scolastico prevede molti standard di insegnamento e verifica delle conoscenze che spesso non combaciano con le reali esigenze degli alunni. Il movimento per le neurodiversità è nato negli anni ’90 per promuovere la partecipazione e l’inclusione delle soggettività e delle peculiarità di ciascuno. Per “neurodiversità” si intende il modo in cui le persone interagiscono in modo diverso con il mondo circostante. Ciò significa che non esiste un modo “giusto” di pensare o apprendere. Nonostante la resistenza culturale, è ormai assodato che non esiste un unico modo di funzionare, di apprendere, di sviluppare competenze e capacità.

Il contesto scolastico tarda a considerare il concetto di “intersezionalità“, che definisce la compresenza di caratteristiche individuali (come genere, età, disabilità, etnia, cultura, lingua, status familiare e sociale, religione, ecc) che concorrono alla definizione della nostra identità. Queste differenze sono alla base dell’insorgere di discriminazioni e oppressioni, anche in ambito scolastico. Ancora oggi predominano omologazione e standardizzazione dell’insegnamento, che incentivano dinamiche di stigma ed esclusione sociale che pregiudicano l’equità, impattando sul benessere psicosociale degli studenti.