Monte San Primo, la “battaglia della neve” sui media internazionali

Il progetto di riattivare gli impianti sciistici del monte San Primo ha scatenato una “battaglia della neve”, che vede schierati, su fronti opposti, ambientalisti e autorità locali, fino a interessare i media internazionali.

Il progetto e l’attenzione dei media internazionali

Una notizia, di cronaca locale, guadagna all’improvviso l’attenzione dei media internazionali, fra cui la CNN, il The Telegraph ed Euronews. Il progetto di riattivazione degli impianti sciistici del Monte San Primo, un promontorio di 1.700 metri che sovrasta Bellagio e il lago di Como, fa discutere.

Il progetto

Lo scorso anno, il Comune di Bellagio ottenne l’assenso delle autorità regionali per un finanziamento di 5 milioni di euro volto a ridare vita all’ex area sciistica. Il progetto prevede la costruzione di: ampio parcheggio, piste per slittini, nuovi impianti di risalita e un lago artificiale, per prelevare l’acqua necessaria per produrre la neve. L’area è chiusa agli sport invernali  da 10 anni a causa della mancanza di innevamento.

Le autorità locali ritengono che il rilancio dell’infrastruttura sciistica possa portare un contributo importante al turismo locale, rivitalizzando il comprensorio montano. Inoltre, il lago artificiale sarebbe utilizzato anche in estate, poiché fungerebbe da serbatoio per le precipitazioni.

Sul fronte opposto, invece, si schierano le organizzazioni ambientaliste e sportive, che bocciano in toto l’iniziativa. Riunite in un consorzio denominato “Salviamo il Monte Primo”, gli oppositori del progetto sono riusciti a sensibilizzare l’opinione pubblica e i media.

Roberto Fumagalli, portavoce del gruppo, punta il dito sui riflessi ambientali e logistici dell’iniziativa, non mancando di rimarcare il fatto che il Monte San Primo negli ultimi anni non ha avuto abbastanza neve.

Gli ambientalisti propongono, invece, di destinare il finanziamento al trasporto pubblico, non certo ai mega parcheggi, e al potenziamento dei sentieri escursionistici. Inoltre, il gruppo manifesta preoccupazioni per il consumo di energia dei macchinari per l’innevamento artificiale e i danni provocati dal trasporto di attrezzature pesanti. È stato inoltrato anche un appello, inascoltato, a George Clooney, assiduo frequentatore del lago di Como.

L’attenzione dei media internazionali

Il quotidiano britannico The Telegraph ha dedicato una pagina alla vicenda, scagliandosi contro il progetto. Il titolo dell’articoloThe ‘absurd’ project to reintroduce snow at an abandoned Lake Como ski resortnon lasca dubbi. Il progetto è “assurdo” perché, per quanto sia suggestivo sciare con il Lago di Como ai propri piedi, la quota degli impianti è troppo bassa.

Anche la CNN si è occupata del progetto, dando alla notizia un rilievo mondiale: “An Italian ski resort shut down by climate change plans to reopen with artificial snow. Not everyone is happy”.

Infine, al coro internazionale si è unita anche Euronews :“This ski slope has stunning views over Lake Como. But has climate change made it too low for snow?”.

In breve, tutte e tre i media, nel ricostruire la vicenda, non mancano di rimarcare il fatto che il progetto ha poco senso alla luce dei cambiamenti climatici, dando una carta in più da giocare agli agguerriti ambientalisti.

Il fenomeno delle stazioni sciistiche dismesse

La diatriba del monte San Primo non è isolata, ma si innesta sull’ormai annoso problema dell’abbandono delle stazioni sciistiche. Infatti, a causa della crisi climatica e del conseguente aumento delle temperature, la neve in montagna sta diventando merce rara, con impatti negativi sul turismo invernale. Il ricorso all’innevamento artificiale, per compensare la mancanza di quella naturale, sta diventando una pratica non più sostenibile sia ecologicamente che economicamente.

Secondo il recente studio di Legambiente “Nevediversa 2023”, l’Italia è tra i paesi alpini più dipendenti dalla neve artificiale, con il 90% di piste innevate artificialmente, seguita da Austria (70%), Svizzera (50%), Francia (39%). La percentuale più bassa è in Germania, con il 25%.

Per Legambiente il sistema di innevamento artificiale non è una pratica sostenibile e di adattamento, dato che comporta consistenti consumi di acqua, energia e suolo in territori di grande pregio.

Nella Penisola si contano ben 142 bacini idrici per l’innevamento artificiale, su una superficie pari a circa 1.037.377 mq. Il consumo annuo  di acqua per l’innevamento artificiale raggiungerebbe 97 milioni di metri cubi, corrispondenti al consumo idrico annuo di circa una città da un milione di abitanti. Inoltre, l’innevamento artificiale richiede ingenti investimenti per nuove tecnologie ed enormi oneri a carico della pubblica amministrazione. I costi per il mantenimento delle strutture di innevamento diventano insostenibili per molte stazioni sciistiche costringendole alla chiusura. Alcune vengono sottoposte ad accanimento terapeutico pur di rimanere attive.

Sono 249 gli impianti dismessi censiti da Legambiente (15 in più rispetto al 2022). Tra i casi simbolo quello di Gressoney-la Trinité (AO) Loc. Orsia-Bedemie, dove l’ex sciovia  è stata dismessa per la fusione del ghiacciaio.

In Lombardia si contano 21 stazioni sciistiche dismesse per assenza cronica di neve, fallimenti societari, fine vita tecnica delle strutture obsolescenti non più innovate. Le stazioni abbandonate spesso lasciano sul territorio ruderi delle stazioni di partenza e arrivo, piloni in cemento armato abbandonati, cavi in acciaio non rimossi. L’unico caso virtuoso di “smantellamento” è a Castione della Presolana (BG), dove la seggiovia biposto che deturpava il paesaggio è stata smontata e demolita.