L’INFODEMIA AI TEMPI DEL COVID-19

Nell’era della sovrapposizione dei contenuti – alimentata dai social media che producono più di quanto le persone possano consumare – l’informazione è diventata una commodity: un prodotto qualunque. 

Con la pandemia, però, ha riacquisito il suo ruolo di servizio pubblico. Ci siamo ricordati di quanto sia importante essere informati dei fatti attraverso contenuti verificati e di qualità. I mezzi di comunicazione svolgono quindi un ruolo importante nei confronti dell’opinione pubblica. 

Durante la fase più acuta dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19 l’informazione ha avuto un ruolo centrale: ha permesso la comunicazione, la conoscenza e, per quanto possibile, ha limitato le incomprensioni. 

Ad inizio pandemia, quando ancora l’argomento era sconosciuto, non c’è stata chiarezza nel passaggio delle informazioni. Ci troviamo così immersi in un mare magnum di informazioni e di contenuti che, con un semplice click, diventano virali e spesso avviano il processo della disinformazione. 

Gli Stati Uniti stanno cercando di combattere attivamente la guerra contro la proliferazione di fake news. Google ha lanciato un alert per indirizzare le persone che ricercano il termine ‘coronavirus’ a contenuti più affidabili e verificati. 

Tutto l’ultimo decennio è stato segnato da un calo piuttosto drastico nelle vendite dei quotidiani su scala nazionale. Una lenta agonia per il settore dell’editoria che mai aveva attraversato una crisi così profonda. 

Una delle cause va ricercata nella difficoltà e, spesso, nell’incapacità di modernizzarsi da parte di un mercato ancorato ad un tipo di informazione sempre meno in linea con i tempi.

Il confine tra informazione e disinformazione è diventato a un certo punto troppo labile: solo poche realtà editoriali sono riuscite a proporre contenuti di qualità, riconquistando così la fiducia dei lettori.