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L’editoria in Italia: cosa e quanto leggono davvero gli italiani

Uno sguardo approfondito sullo stato dell'editoria italiana, per capire dove sta andando e a chi veramente si rivolge

L’editoria italiana è realmente in crisi?

È concezione comune ritenere l’editoria italiana una realtà piccola e spesso marginale a livello europeo, caratterizzata da pochi lettori e quindi da una minore diffusione di libri e testi di ogni genere.
Questo ritratto non è molto lontano dalla realtà, ma partiamo dall’andamento degli ultimi anni.

Secondo i dati dell’AIE (Associazione Italiana Editori) l’editoria di varia ha chiuso il 2021 con un aumento del 18% per copie vendute, che hanno raggiunto i 115.6 milioni.
Questo accompagnato da un’importante crescita del 16% per quanto riguarda le vendite generali a prezzo di copertina, che si sono attestati nel secondo anno di pandemia attorno ai 1.7 miliardi di euro.

Complice sicuramente il tempo libero a disposizione a causa delle restrizioni pandemiche, molti italiani hanno cercato rifugio in vari tipi di opere.
A fare un vero e proprio balzo da gigante sono stati i fumetti con un aumento del 134%  nelle vendite rispetto all’anno precedente, che ha portato il genere alle 11 milioni di copie annue, insieme ai libri per i più piccoli che segnano un incremento del 23%.

La nostra posizione (sorprendentemente positiva) in Europa

Per capire però il vero peso dell’editoria italiana, al di là dei trend più recenti, è necessario un confronto più grande a livello europeo, che possa darci anche una panoramica sui punti deboli e sugli elementi di forza del mercato dei testi nostrano.

Riprendendo i numeri dell’AIE relativi al 2021, infatti, l’Italia si attesta come la quarta editoria in Europa (dopo Francia, Germania e UK) e la sesta nel mondo, grazie anche alla crescita post-pandemia che ha superato le percentuali tedesche ed inglesi.
Dettaglio da non ignorare anche l’aumento dei testi italiani che trovano spazio nelle librerie straniere, pari al 12% di tutte le novità editoriali.

Fondamentali durante gli anni della pandemia sono stati, secondo uno studio del FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana), gli aiuti provenienti dal governo e una forte coesione che ha interessato tutta la filiera.
I grandi editori hanno infatti concentrato l’uscita delle principali novità a seguito della riapertura delle librerie fisiche, evitando anche di stampare nuovi testi durante il periodo di chiusura, favorendo così una ripresa diffusa ed omogenea.

Chi è il lettore medio italiano?

Nonostante un quadro tendenzialmente positivo, la lettura in Italia rimane una pratica drammaticamente poco diffusa e circoscritta unicamente a poche categorie, tanto da far posizionare il nostro paese penultimo come numero di lettori, sopra solo alla Grecia.

Come dimostrano gli studi del CEPELL (Centro per il libro e la lettura) e dell’AIE, il mercato rimane infatti nelle mani di pochi forti lettori che leggono circa 17 libri l’anno, mentre la percentuale di persone che hanno letto almeno un testo durante il 2021 cala al 56%, con 3 punti in meno rispetto agli anni precedenti.

Un primo divario significativo si incontra tra uomini e donne, dove i primi si fermano al 33% come percentuale di lettori mentre le seconde arrivano oltre il 44%.
A livello di età i lettori si concentrano chiaramente tra gli 11 e i 17 anni, categoria che infatti raggiunge circa il 55% del totale, andando però a sfumare in fretta allontanandosi dal periodo scolastico.

Geograficamente la lettura si dimostra più diffusa al nord, con dati che si collocano intorno al 48%, mentre il sud si rivela tristemente indietro da questo punto di vista.
Tra le regioni più meridionali, il dato dei lettori precipita al 27%  mostrando come, statisticamente, soltanto una persona su quattro abbia finito un libro qualunque nell’arco dell’intero 2021.