Settimana lavorativa corta

Lavorare 4 giorni a settimana: anche in Italia è possibile

Lavorare 4 giorni a settimana, anche in Italia è possibile

Anche in Italia sempre più aziende stanno adeguando i loro modelli produttivi per consentire ai propri dipendenti di lavorare 4 giorni a settimana. La settimana corta è stata recentemente introdotta da importanti realtà: Essilor Luxottica, Intesa San Paolo e Lamborghini. Altre soluzioni sono state implementate da Lavazza e Rigoni. Diverse realtà stanno quindi adottando una gestione del tempo diversa per i propri dipendenti allo scopo di avere più flessibilità.

 

Il mondo del lavoro oggi: si impone un nuovo paradigma

Il mondo del lavoro sta cambiando e parte del cambiamento riguarda le ore dedicate al lavoro. Nel mondo esistono molte sperimentazioni in questo senso e la settimana di lavoro più “corta” sta pian piano aprendo una breccia nel sistema produttivo.

Si sta imponendo un mutamento di paradigma nella mentalità del lavoratore. Le nuove dinamiche del rapporto tra domanda ed offerta di lavoro hanno scardinato il vecchio modello consolidato. Non si cercano più la stabilità del rapporto lavorativo, lo sviluppo di carriera e la fedeltà aziendale.

Questo modello si è via via sgretolato e la pandemia è stato un potente acceleratore. Ha introdotto momenti di discontinuità lavorativa e determinato il passaggio al nuovo paradigma, che pone maggiore attenzione al proprio vissuto quotidiano. I lavoratori sono sempre più orientati a scegliere un lavoro, anche meno garantito, ma più soddisfacente e che offra la possibilità di avere maggior tempo per sé stessi.

 

La “settimana corta” in Italia: gli esempi di Essilor Luxottica, Intesa e Lamborghini

Le aspettative delle persone sono quindi cambiate, flessibilità, autonomia e spazio per le proprie passioni guidano il desiderio di cambiamento dei lavoratori e le aziende sono corse ai ripari. Ecco cosa sta succedendo in Italia.

Essilor Luxottica

La multinazionale ha scelto di sperimentare la settimana corta per gli operai, con la possibilità di lavorare per 20 settimane 4 giorni anziché 5.  La copertura della riduzione dell’orario è sostenuta in gran parte dall’azienda e solo in misura minima dai lavoratori, utilizzando permessi individuali retribuiti.

 Gruppo Intesa Sanpaolo

Il Gruppo Intesa Sanpaolo si è dotato, già da mesi, di un sistema di flessibilità a cui hanno aderito oltre 28 mila dipendenti.  La flessibilità riguarda l’orario di ingresso e uscita, lo smart working (fino a 120 giorni all’anno) e la distribuzione dell’orario su 4 giorni anziché 5.

Lamborghini

Recentissima l’ipotesi di accordo tra organizzazioni sindacali e azienda sul contratto integrativo aziendale che prevede il traguardo della settimana corta. Nei prossimi giorni, l’accordo sarà presentato ai lavoratori dell’azienda e sarà sottoposto a referendum. I punti salienti dell’accordo riguardano, tra gli altri: la riduzione dell’orario di lavoro, l’aumento del salario annuale, 500 nuove assunzioni e il consolidamento dei diritti e la tutela delle differenze.

 

Anche la contrattazione nazionale si sta adeguando: i bancari apripista

Non si stratta solo di casi isolati, ma la richiesta di una rimodulazione e riduzione dell’orario è finita sui tavoli negoziali dei contratti nazionali di lavoro. A fare da apripista sono stati i bancari che hanno strappato una riduzione dell’orario da 37,5 a 37 ore settimanali.

 

Cosa succede nel resto mondo

In Belgio la “settimana corta“ è legge

Il Belgio è diventato il primo paese in Europa a legiferare per una settimana di quattro giorni. La nuova legge è entrata in vigore lo scorso anno e consente ai dipendenti di decidere se lavorare quattro o cinque giorni alla settimana. I dipendenti potranno quindi condensare le loro ore di lavoro, che rimangono invariate, in meno giorni. L’obiettivo è quello di dare alle persone e alle aziende più libertà di organizzare il proprio tempo di lavoro.

Le sperimentazioni nel Regno Unito: un successo travolgente

Oltre 60 aziende e più di 3000 dipendenti del Regno Unito sono stati coinvolti in un esperimento, durato sei mesi, di settimana lavorativa di quattro giorni. L’esperimento è partito nel giugno 2022 per studiare l’impatto della riduzione dell’orario di lavoro sulla produttività delle imprese e sul benessere dei loro lavoratori. L’esperimento è stato gestito da ricercatori delle Università di Cambridge e Oxford e del Boston College e fortemente voluto dai movimenti  “4 Day Week Global “ e da gruppi di sostegno come la “4 Day Week UK Campaign” e il “think tank Autonomy”. Visto il successo dell’esperimento, molte delle aziende partecipanti stanno ora pianificando di rendere permanente la settimana lavorativa più breve.

Islanda: leader della “settimana corta”

Tra il 2015 e il 2019, l’Islanda ha condotto il più grande progetto pilota al mondo di una settimana lavorativa di 35-36 ore, senza richiesta di un taglio della retribuzione. Circa 2.500 persone hanno preso parte alla fase di test. Il progetto pilota è stato definito un successo dai ricercatori e i sindacati islandesi hanno negoziato una riduzione dell’orario di lavoro. Lo studio ha anche determinato un cambiamento significativo in Islanda: il 90% della popolazione attiva usufruisce di orari ridotti o altre agevolazioni.

I ricercatori hanno scoperto che lo stress e il burnout dei lavoratori sono diminuiti e c’è stato un miglioramento dell’equilibrio tra vita privata e lavoro.

4 Day Week Global

Esperimenti analoghi sono in corso in tutto il mondo, recentemente i Governi di Spagna, Portogallo e Germania hanno effettuato stanziamenti ad hoc.  Tutti questi esperimenti vedono la partecipazione attiva del movimento “4 Day Week Global , l’organizzazione leader a livello mondiale con l’obiettivo di cambiare il futuro del lavoro “lavorando in modo più intelligente, non più a lungo”.