fenomeno della violenza economica

La disoccupazione può innescare il fenomeno della violenza economica

In Italia, i ruoli apicali da CEO sono assegnati solo nel 20% dei casi a donne. La percentuale raddoppia fino ad arrivare al 41% se si valuta l’assegnazione degli incarichi nei board delle società, secondo il rapporto Consob sulla Corporate Governance. Tuttavia, i dati in merito all’occupazione femminile nel suo complesso sono lo specchio di una realtà più problematica. L’occupazione rappresenta per le donne un fattore di indipendenza e libertà. E talvolta, quando questi elementi non sono presenti nella vita di alcune di loro, il fenomeno della violenza economica è di facile innesco.

Disoccupazione come base della violenza economica

A metà 2023 il tasso di occupazione femminile tra i 15 e i 64 anni ha raggiunto quota 52,6% secondo ISTAT. Ma il tasso di impiego femminile in Italia rimane il più basso dei Paesi dell’Unione europea. A questo si aggiunge un gender pay gap che grava sugli stipendi fino a produrre un divario retributivo tra uomo e donna del 5% secondo Eurostat.

In Italia 1 donna su 3 non dispone di una fonte di reddito personale. 7 donne su 10 invece, dichiarano di avere insufficienti conoscenze in ambito finanziario. Il prodotto di questa situazione è l’aumento di disparità e dipendenza economica dal partner che, in molti casi, sfocia in frequenti episodi di abuso e violenza. Secondo un report di WeWorld e Ipsos, il 49% delle donne e il 67% delle divorziate dichiara di aver subito violenza economica almeno una volta nella vita. Nonostante questo fenomeno sia strutturalmente sostenuto dalla precarietà femminile e da un sistema finanziario che disincentiva l’autonomia economica delle donne, solo il 59% degli italiani pensa che la coercizione economica sia una forma di violenza molto grave.

L’influenza degli stereotipi di genere 

La mancanza di liberà economica è una forma di violenza di genere, e continua ad essere alimentata dagli stereotipi che faticano a ridurre la loro pervasività e potenza, supportando una cultura basata sul controllo e sull’autorità maschile, come dimostrato dall’indagine Ipsos che rivela come il 16% degli uomini e il 6% delle donne pensa sia giusto che in casa sia l’uomo a comandare. Se pensiamo che solo le fasce più vulnerabili della popolazione ne possano essere vittime, sbagliamo. Infatti, la violenza economica è perpetratile anche in situazioni di apparente benessere finanziario. Ciò che accomuna ogni situazione, è che non può esistere emancipazione femminile in assenza di indipendenza economica.