La dipendenza da videogiochi per l’OMS diventa una malattia mentale

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente inserito la dipendenza da videogiochi nell’international classification of diseases (Icd). L’elenco ufficiale delle patologie mentali è stato aggiornato soprattutto grazie alla pressione esercitata da molte associazioni mediche e sulla base degli ultimi sviluppi delle conoscenze sul tema, sollecitati dal rapido aumento di casi patologici diagnosticati negli ultimi anni.

In cosa consiste questa dipendenza e quali sono i sintomi?

L’aspetto biologico che accomuna tutte le dipendenze è che esse agiscono su una specifica parte del nostro cervello, il nucleo accumbens, che costituisce il centro del piacere umano. La dipendenza da videogiochi consiste in una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti che prendono il sopravvento sugli altri interessi della vita, dando l’assoluta priorità a quanto avviene nel mondo virtuale, riconosciuto spesso come la vera realtà. Chi ne dipende non riesce a controllare le conseguenze negative dei suoi comportamenti, e questo ha un evidente impatto non solo sulla vita familiare e sociale, ma anche a livello fisico.

Non di rado disturbi del sonno e problemi alimentari sorgono come conseguenza di questa patologia. Tra i sintomi emotivi più diffusi vengono generalmente inclusi: l’irrequietezza e/o l’irritabilità quando si è impossibilitati a giocare, una tendenza ad isolarsi dagli altri per poter trascorrere più tempo a giocare, e a mentire quando si è interrogati circa il tempo trascorso. Per quanto riguarda i segni e i sintomi fisici più comuni, si manifestano solitamente emicranie dovute alla prolungata ed intensa concentrazione, affaticamento degli occhi, e la sindrome del tunnel carpale causata dall’uso eccessivo di controller o mouse del computer.

Che cosa causa la dipendenza da videogiochi?

Molti esperti concordano sul fatto che è difficile dare una risposta univoca a questa domanda. Come succede per qualsiasi altro fenomeno, possono essere molteplici le cause ed alcune di queste sono da “imputare” agli stessi videogiochi. Quest’ultimi sono progettati per essere così avvincenti da attrarre il maggior numero di persone possibili per il maggior numero di ore possibili. I progettisti sanno che un gioco abbastanza impegnativo ma non troppo difficile è in grado di tenere milioni di utenti incollati davanti agli schermi. Sono consci del fatto che il tempo, essendo intrinsecamente una risorsa limitata, rimane quanto di più prezioso ha l’essere umano a disposizione. È per questo motivo che molti videogiochi multiplayer online sono diventati un servizio giornaliero di sfide, ricompense e gratificazioni, rapide da ottenere e che portano a premi ambiti da ostentare, ma che provocano un piacere tanto intenso quanto fugace, pronto ad essere rimpiazzato da quello del giorno seguente.

Tuttavia, gli utenti stessi sono spesso causa del proprio disturbo. Chi è nato nella generazione tecnologica dovrebbe conoscere perfettamente il medium e comprenderne anche i pericoli e le controindicazioni. Si perde il senso della misura, lo schermo  diviene un velo di presunta sicurezza e felicità, sotto cui sotterrare ansie, delusioni e i problemi della vita reale. Come nel film “le cronache di Narnia”, l’armadio nascondeva una porta misteriosa che conduceva nel magico mondo di Narnia. Il videogioco consente di evadere da una realtà spesso monotona e deludente. Si approda in un mondo nuovo, sul quale l’utente sente di avere il pieno controllo e di poter dettare le regole dell’unica realtà da lui riconosciuta e accessibile.

Recentemente si è scoperto che alcuni individui presentano una certa predisposizione genetica a sviluppare delle dipendenze. Ad esempio, molti ragazzi che soffrono di questa dipendenza hanno o hanno avuto un disturbo del neuro-sviluppo non riconosciuto. L’autismo o l’ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) spesso in adolescenza presenta delle forme di dipendenza.

Gli effetti della dipendenza

Gli effetti variano a seconda dell’età in cui questa si verifica. Nei bambini piccoli, generalmente costituiscono un impedimento al raggiungimento del loro massimo potenziale, per il quale avrebbero bisogno di un ambiente stimolante in altri modi al fine di acquisire maggiori competenze cognitive. Negli adolescenti c’è il rischio che si manifestino disturbi di tipo psichiatrico. L’isolamento sociale, se rappresenta un modello comportamentale di lungo periodo, può causare quella che oggi viene definita sindrome da ritiro sociale, o più comunemente hikikomori.

Per non dimenticare le possibili conseguenze finanziarie, di studio e professionali, dal momento che le attrezzature possono essere molto costose. I videogiochi multiplayer online sono sempre più basati su un approccio pay to win -chi investe maggior denaro avrà strumenti migliori a disposizione per vincere la sfida contro il rivale-, e richiedendo molte ore del nostro tempo, possono far sì che la carriera o l’istruzione dei giocatori dipendenti vengano trascurate.

Lo studio dell’Università di Sydney

Decine di migliaia di adolescenti australiani si impegnano in videogiochi a livelli patologici. Nei casi più avanzati portano al rifiuto prolungato della scuola, a minacce di autolesionismo e aggressività verso i familiari. Per questo motivo, la Macquarie University di Sydney ha condotto uno studio che documenta come i giovani più vulnerabili, che sviluppano l’internet gaming disorder (igd), non solo devono contendere con i loro impulsi, ma si sentono anche disconnessi dalle famiglie e impotenti nell’ambiente esterno.

I ricercatori hanno esaminato i casi di quasi 900 studenti delle classi medie in una scuola superiore in un’area socialmente avvantaggiata. Circa 24 di essi rispondevano ai criteri di dipendenza dai videogiochi in internet. Secondo Wayne Warburton, docente di psicologia dello sviluppo che ha guidato lo studio, la probabilità che un adolescente soffra di gaming disorder aumenta con fattori di rischio, fra i quali essere maschi, avere bassa autostima e sentirsi socialmente isolati. Warburton ha aggiunto:

Nella ‘connessione’ si trova la propria tribù e si trascorre tempo con altre persone. Inoltre si è competenti, cioè bravi nel videogioco, il che compensa le insufficienze nelle materie scolastiche. Infine i giovani hanno finalmente controllo: del gioco in cui ci si cimenta e del proprio ambiente.

Lo studio ha inoltre dimostrato che il rischio si riduce quando i giovani hanno una maggiore autostima, sono meglio connessi socialmente e hanno un legame più forte con i genitori e un caldo ambiente familiare.

Esiste una cura per la dipendenza da videogiochi

Il trattamento per la dipendenza da videogiochi è simile a quello per altre dipendenze. La consulenza psicologica individuale e familiare, la terapia cognitivo-comportamentale sono i principali strumenti di trattamento a disposizione per trattare i giocatori dipendenti.

Tuttavia, a differenza della droga o dell’alcol, i videogiochi sono spesso legati ai computer, imprescindibili nella vita della maggior parte delle persone. In questo modo, la dipendenza è simile a una dipendenza da cibo. Di conseguenza, alcuni centri di trattamento esplorano l‘uso controllato piuttosto che l’astinenza, per evitare il ricorso a gesti violenti ed incontrollati da parte del dipendente. Non esiste una cura globale per la dipendenza da videogiochi. Come per l’alcolismo e la tossicodipendenza, la chiave è accedere al trattamento e rimanere consapevoli dei fattori scatenanti partecipando a gruppi di recupero, come i giocatori online anonimi.