Italia, prima in Europa a vietare il commercio della carne coltivata

Con il disegno di legge, approvato ieri alla Camera, l’Italia è il primo paese in Europa a vietare il commercio della carne coltivata, altrimenti erroneamente definita “sintetica”.

Il provvedimento sanziona con multe, che vanno da 10mila fino a 60mila euro (oppure fino al 10% del fatturato entro un massimo di 150mila euro), il commercio di alimenti e mangimi prodotti a partire da colture cellulari o da tessuti derivanti da animali vertebrati.

Tuttavia, i divieti contenuti nel disegno di legge non si applicheranno ai prodotti legalmente fabbricati o commercializzati in un altro Stato membro dell’Unione europea.

Nel caso in cui l’EFSA, l’autorità Ue per la sicurezza alimentare, dovesse approvarne l’uso negli Stati membri, per le regole comunitarie della libera circolazione dei beni e dei servizi l’Italia non potrebbe opporsi alla loro distribuzione.

Deciso anche il divieto dell’uso delle etichette di denominazione che evocano la carne per i prodotti trasformati contenenti proteine vegetali.

Quindi, l’espressione “hamburgher vegetale” sarà fuori legge!

Cos’è la carne coltivata

In apparenza si tratta di carne poiché odore, consistenza e valori nutrizionali sono simili a quelli della “fettina”. La differenza è che non si è fatto ricorso ad animali, allevamenti o processi di macellazione. È carne coltivata prodotta in laboratorio.

È sbagliato chiamarla “carne sintetica”, poiché, per produrla, si utilizzano cellule provenienti da animali normalmente allevati e successivamente utilizzate in laboratorio per far crescere la carne al di fuori dell’animale.

Il processo di produzione prevede il prelievo di un piccolo campione di carne da un animale, attraverso una procedura innocua. La carne viene poi moltiplicata mediante “fermentatori” simili a quelli usati per la birra.

Attenzione a non confondere la carne coltivata con la carne vegetale, poiché quest’ultima è prodotta interamente da piante.

Qual è la dimensione della produzione mondiale di carne coltivata?

Secondo il Good Food Institute Europe, circa una centinaia aziende stanno lavorando alla produzione di carne coltivata. Alcune di queste aziende sono localizzate a Singapore, unico Paese al mondo in cui è consentita anche la vendita al pubblico di questi prodotti.

Lo scorso giugno, gli Stati Uniti hanno approvato la produzione e la vendita di carne di pollo coltivata da parte di due aziende.

Recentemente, i governi di Germania e Danimarca hanno stanziato alcune decine di milioni di euro per le ricerche in questo campo.

Siamo proprio sicuri che l’allevamento industriale sia “naturale”?

La polemica scatenata dalla Coldiretti contro l’utilizzo della carne coltivata sembra assumere i contorni di una crociata. Infatti, i rappresentanti della filiera dell’agroalimentare hanno messo a confronto la “naturalità dell’allevamento” rispetto alla “sinteticità” della carne coltivata; il paragone non regge.

Infatti, l’allevamento intensivo industriale, che rappresenta un giro d’affari che vale circa il 5% di tutto il settore agroalimentare, ha costi ambientali elevatissimi. Rappresenta una minaccia alla sostenibilità e alla naturalità della produzione, dando origine a consumi e inquinamenti elevatissimi del territorio, ingenti emissioni di gas serra e problemi etici per quanto concerne la tutela degli animali.

Quali sono i vantaggi della produzione di carne coltivata?

Per produrre un chilo di carne di manzo ci vogliono 192 metri quadri di terreno, bisogna coltivare 64 chili di grano e si emettono 27 chili di CO2. L’allevamento di animali da macello produce da solo circa il 15% della CO2 emessa globalmente.

E questa domanda, tenuto conto dell’aumento costante della popolazione mondiale, è in continua crescita.

La produzione di carne coltivata o vegetale è essenziale per raggiungere gli obiettivi climatici che i Governi mondiali si sono proposti.

Si stima che la produzione della carne coltivata può ridurre l’impatto climatico della carne prodotta convenzionalmente fino al 92%. Non solo, ma l’utilizzo del suolo verrebbe ridotto del 95% e quello dell’acqua del 72%. Tutto questo a vantaggio di una agricoltura sostenibile.

Conclusioni

Il disegno di legge recentemente approvato pone il nostro Paese in una prospettiva di retroguardia. In fin dei conti è possibile affermare che:

  • è stato vietato il commercio di un prodotto che ancora non esiste in commercio;
  • qualora la carne coltivata ricevesse l’approvazione di Efsa, il governo italiano non potrà vietarne l’importazione;
  • alcune aziende e un discreto numero di ricercatori saranno costretti a trasferirsi all’estero
  • nessun progresso sarà fatto in termini di sostenibilità agroalimentare e di lotta all’emergenza climatica.