accusato di genocidio

Israele accusato di genocidio, al via il processo all’Aja

Il 29 dicembre scorso è stata presentata alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja l’istanza di verifica delle responsabilità dello Stato mediorientale sulla guerra in corso nella Striscia di Gaza, che ha causato la morte di oltre 23.210 palestinesi, di cui circa 8mila bambini. Israele è stato infatti accusato di genocidio: oggi ha avuto avvio il processo alla CIG dell’ONU.

Israele accusato di genocidio dal Sudafrica

Nella giornata di ieri è stata discussa l’accusa mossa dal team legale del Sudafrica, secondo cui Israele violerebbe la Convenzione contro il genocidio ratificata nel 1950. Il presidente Ramaphosa, esponente del partito African National Congress di Nelson Mandela, considera in vigore un regime di apartheid ai danni della popolazione protrattosi negli ultimi 75 anni. Il Paese membro dei Brics ha chiesto la cessazione dei “gravi danni fisici e mentali inflitti ai palestinesi” e di consentire l’accesso agli aiuti umanitari nella Striscia. Iran e Brasile hanno offerto il proprio sostegno all’iniziativa sudafricana. Il Cile, che ospita la più grande comunità palestinese al di fuori del mondo arabo, denuncerà Israele alla Corte Penale Internazionale, il cui compito è quello di giudicare l’operato di individui ritenuti colpevoli di crimini internazionali e non di dirimere i conflitti tra Stati, prerogativa propria della Corte internazionale di giustizia.

Gli Stati in difesa delle posizioni israeliane

Regno Unito e Stati Uniti si sono invece schierati contro l’accusa ad Israele, da cui Netanyahu si è difeso affermando che: “Israele sta combattendo Hamas, non la popolazione palestinese, nella piena conformità con la legge internazionale”. Il Ministro degli Esteri italiano Tajani ha commentato così l’avvio delle verifiche all’Aja: “Il genocidio è un’altra cosa. Non condividiamo gli attacchi alla popolazione, continuiamo ad invitare Israele a non superare i limiti della giusta reazione per sconfiggere Hamas”.

Intanto, il portavoce dell’ONU Dujarric fa sapere che i posti letto disponibili nella Striscia si sono ridotti di un quinto arrivando circa a 1.000, e che più di tre quarti dei 77 centri sanitari sono fuori uso. La crisi sanitaria in corso mette a rischio 1,9 milioni di sfollati, esposti a malattie trasmissibili per il sovraffollamento delle aree comuni e la mancanza di accesso all’acqua.