In Veneto non è passata la legge di iniziativa popolare sul fine vita

Nella giornata di ieri è stata votata in Consiglio regionale veneto la legge di iniziativa popolare proposta dall’Associazione Luca Coscioni attraverso la raccolta di 9mila firme. L’esito negativo è stato determinato dal pareggio 25 a 25 dei voti, specchio dello spaccamento del centrodestra: contrari Fratelli d’Italia, Forza Italia, metà dei consiglieri della Lega e piccola parte del PD. 

Bocciata in Veneto la legge di iniziativa popolare, ma la sentenza “Cappato-Dj Fabo” continua a valere

Come ricorda il governatore veneto, «questa possibilità esiste già in forza di una sentenza della Corte costituzionale del 2019». Grazie alla sentenza 242 del 2019, conosciuta con il nome “Cappato-Dj Fabo”, la Corte Costituzionale ha infatti legittimato la possibilità di ricorso al suicidio assistito, e da ormai cinque anni è atteso un intervento parlamentare volto a legiferare in materia. La Consulta ha stabilito che per ricorrere a tale pratica devono sussistere quattro condizioni: il malato deve dipendere da trattamenti di sostegno vitale (come la respirazione e l’alimentazione artificiale), deve essere affetto da patologia irreversibile fonte di sofferenze fisiche e psicologiche reputate intollerabili e deve essere capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

La necessità di una legge per la definizione di tempi certi

La proposta di legge, che non ha visto il suo concretizzarsi, avrebbe invece delineato tempi certi per l’applicazione della sentenza, fissando 20 giorni come tempo limite per la valutazione delle richieste da parte del Comitato etico e del Servizio sanitario nazionale. Ad oggi, i malati terminali richiedenti potrebbero ancora dover aspettare anni prima di ricevere risposta, tempo durante il quale le loro condizioni psico-fisiche potrebbero inasprirsi. 

Il presidente Zaia favorevole alla norma

Secondo il leghista Zaia, è necessario «dare risposte ai cittadini, soprattutto di fronte a situazioni così delicate» e ha sottolineato l’ipocrisia di «chi nega l’evidenza» fingendo «di non vedere che il suicidio assistito c’è già». Marco Cappato si è espresso affermando che «non è stata colta un’opportunità».

«Dovevamo votare su un tema etico, non politico. Il suicidio assistito c’è già, è da ipocriti non volere una norma»

Luca Zaia, presidente della Regione Veneto

L’esito del voto non rispecchia l’orientamento dei cittadini in materia: una rilevazione Censis riporta che il 74% degli intervistati sono favorevoli alla pratica, e anche gli appartenenti ai partiti politici schierati contro la regolarizzazione dimostrano un parere differente. Sono infatti favorevoli l’80% degli elettori di FDI, il 79% della Lega, il 86% di Forza Italia e l’88% del PD.