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In Italia il gioco d’azzardo è un problema di salute pubblica

Il giro d’affari del gioco d’azzardo in Italia ha raggiunto quota 136 miliardi nel 2022, come stimato dall’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli, a cui vanno sommati 33 miliardi delle scommesse illegali. Messa a confronto con la spesa per i beni alimentari, pari a 160 miliardi annui dei cittadini, il totale di 169 è indizio di un fenomeno in preoccupante crescita, del 22% superiore all’anno precedente.

Gioco d’azzardo e dipendenza

Secondo il report “Il libro nero dell’azzardo” elaborato da Federconsumatori e Cgil in collaborazione con Fondazione Isscon, i giocatori della fascia 18-74 anni scialaquerebbero in media 1.719 euro a testa. 18,4 milioni di italiani giocano d’azzardo almeno una volta all’anno. Ma ciò che è più preoccupante, è che un milione e mezzo di loro sarebbero coinvolti in vere e proprie situazioni di ludopatia, come stimato dall’Istituto Superiore di Sanità. Anche 700 mila minorenni tra 14 e 17 anni sarebbero coinvolti, e 70 mila di loro in maniera problematica. Quella provocata dallo scommettere una somma di denaro e affidarsi al caso è una dipendenza paragonabile a quella dalle droghe o dall’alcol, ma lo Stato non dimostra molto interesse nel limitarne l’incisione.

I guadagni indiretti dello Stato e le implicazioni patologiche

Questo ingente problema di salute pubblica si ridimensiona di fronte alle cifre incassate per via di monopolio e tasse. Esclusi guadagni dei privati e vincite dei giocatori, nelle casse dell’erario sono confluiti nel 2022 circa 15 miliardi di euro secondo i dati del ministero dell’Economia. Una cifra che si stima essere almeno tre volte superiore a quella di Germania, Francia, Spagna e Regno Unito.

Sull’altro piatto della bilancia però, troviamo le implicazioni patologiche e sociali legate a questa attività dal profilo etico decisamente discutibile. In aggiunta al danno economico fatto di debiti e precarietà, le vittime di questa ossessione vedono i propri rapporti familiari e sociali deteriorarsi. La dipendenza da gioco d’azzardo è stata inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza soltanto nel 2017, e del milione e mezzo di individui ludopatici solo poche migliaia frequentano i centri che erogano Servizi per le dipendenze.

«Una delle principali distorsioni cognitive dei dipendenti da gioco d’azzardo è che sono convinti che prima o poi vinceranno, perciò anche quando perdono ritornano a giocare convinti di recuperare il denaro perso, cosa che però non succede praticamente mai», Claudia Mortali, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità.

Se al primo posto delle scommesse cui gli italiani sono più affezionati troviamo il classico “gratta e vinci”, il secondo e terzo sono occupati da Superenalotto e scommesse sportive.

La lama a doppio taglio della legalizzazione

Nonostante nel 2018 sia stata introdotta una legge volta a vietarne la pubblicità agli esercenti, in Italia il gioco d’azzardo è facilmente accessibile anche per via della sua diffusione capillare. La progressiva legalizzazione che si è fatta strada negli anni, attuata con l’obiettivo di arginare l’ingerenza delle mafie, ha però prodotto una democratizzazione e una facilità d’ingresso senza precedenti. Unita alla diffusione delle scommesse online, la portata di questo fenomeno dovrebbe innescare una riflessione e revisione degli standard esistenti non più procrastinabile.