giornalismo embedded guerra

Cos’è e come funziona il giornalismo embedded in alcune zone guerra

Dall’inizio dell’escalation tra Israele e Palestina avviata lo scorso 7 ottobre, i giornalisti internazionali non hanno accesso alla Striscia di Gaza. A riportare quotidianamente immagini e testimonianze sono i giornalisti palestinesi locali, ma dal 4 novembre anche alcuni reporter stranieri hanno avuto accesso al territorio palestinese attraverso la pratica del giornalismo embedded.

Modalità di accesso e sviluppo del giornalismo embedded

Per giornalismo embedded si intende la possibilità della stampa di accedere ai territori di guerra sotto la supervisione di unità militari. Questa pratica compromette la trasparenza dell’informazione: le visite sono brevi e prestabilite, e il condizionamento militare si estende anche alla revisione e censura del materiale raccolto.

Il lavoro dei reporter stranieri è dunque vincolato a visite organizzate dall’esercito israeliano: questi professionisti non hanno libertà di movimento, e le condizioni cui la stampa è obbligata impongono un controllo preventivo di testi e materiale visivo raccolto.

Come si è evoluto il giornalismo di guerra?

Nella storia recente, ha espresso il giornalismo di guerra suo potenziale descrittivo durante la guerra del Vietnam (1955-1975). La stampa era libera di documentare il conflitto e i suoi riflessi sulla popolazione civile, tanto che la trasparenza dei media fu indicata tra le cause del fallimento dell’esercito americano: secondo alcune ipotesi, immagini e racconti avrebbero demoralizzato la popolazione statunitense tanto da destabilizzare l’appoggio dell’opinione pubblica per l’intervento del Paese in guerra.

Le modalità del giornalismo embedded si delinearono a partire dalla guerra in Iraq del 2003. In seguito alle pressioni dell’opinione pubblica, fu introdotta la figura del giornalista embedded. La scarsità di informazioni giunte dalla guerra in Afghanistan del 2001 contro i talebani aveva infatti prodotto nella popolazione occidentale la necessità di ricevere aggiornamenti locali attraverso giornali e televisione.

Da una parte, il nuovo modello consentì di gettare uno sguardo all’interno dei confini delle zone di guerra. Dall’altra, l’affiancamento del giornalista all’esercito ha trasformato questa figura in un obiettivo militare: oltre ad essere veicolo di un’immagine del conflitto potenzialmente condizionata dalla propaganda, questi professionisti possono essere considerati parte delle forze nemiche al pari dei militari.