Il DNA del polpo antartico ci lancia un avvertimento inquietante

Lo studio del DNA del polpo antartico ci lancia un preoccupante avvertimento sull’innalzamento del livello del mare

Secondo lo studio ”Genomic evidence for West Antarctic Ice Sheet collapse during the Last Interglacial”, pubblicato su Science, la calotta glaciale dell’Antartide occidentale (cd. WAIS) è probabilmente collassata circa 120.000 anni fa quando le temperature globali erano simili a quelle attuali.

I fattori chiave dello studio: il dna del polpo antartico

Per condurre lo studio, il gruppo di ricercatori ha utilizzato le analisi genetiche di un polpo circum-antartico, il Pareledone turqueti. Attraverso le analisi del DNA di questo polpo i ricercatori hanno scoperto una connettività genetica risalente all’ultimo periodo interglaciale.

Secondo una delle ricercatrici, la dott.ssa Lau, “questa connettività genetica sarebbe possibile solo se si fosse verificato un collasso completo della calotta glaciale durante l’ultimo periodo interglaciale”. Infatti, questo collasso avrebbe aperto le vie marittime antartiche permettendo al polpo di spostarsi attraverso gli stretti aperti. In questo modo, “il polpo ha potuto scambiare il materiale genetico che possiamo ritrovare nel DNA delle popolazioni odierne“.

Il gruppo di ricerca ha quindi potuto dimostrare che la calotta glaciale dell’Antartide occidentale è collassata completamente durante l’ultimo periodo interglaciale, quando il livello globale del mare era da 5 a 10 metri più alto di oggi e le temperature medie globali erano di circa 1°C più calde.

 

Le implicazioni dello studio

Lo studio del modo in cui la WAIS ha risposto ai climi più caldi nel passato geologico è rilevante per la comprensione di cosa accadrebbe con l’aumento delle temperature globali.

Secondo le future traiettorie climatiche, la calotta glaciale dell’Antartide occidentale è destinata al collasso irreversibile. Il suo punto di non ritorno potrebbe trovarsi all’interno degli scenari di riscaldamento mitigato, da 1,5° a 2°C, dell’Accordo di Parigi.

I risultati forniti dallo studio costituiscono la prima prova empirica che il punto di non ritorno della perdita del WAIS potrebbe essere raggiunto anche con questi scenari di mitigazione climatica rigorosi.

Questi risultati ci avvertono quindi che non possiamo più ignorare il problema del riscaldamento globale.