Il centrodestra spinge per il presidenzialismo: ma la Costituzione può essere modificata?

La riforma che vorrebbe il centrodestra

Francesco Lollobrigida, riferendosi alla Costituzione, ha dichiarato: Possiamo provare a migliorarla, tenendo conto che è una Costituzione bella, ma che ha anche 70 anni d’età“. La modifica principale a cui si riferisce il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia è quella della possibilità di far eleggere il Presidente della Repubblica direttamente dal popolo – il cosiddetto presidenzialismo. Si tratta di una forma di governo per la quale il potere esecutivo si concentra nella figura del Presidente, il quale è contemporaneamente sia capo dello Stato che capo del Governo.

Se questa riforma sia fattibile o meno è complicato dirlo, poiché l’Italia è da sempre una repubblica parlamentare e, inoltre, secondo molti esperti, la riforma presidenzialista potrebbe intaccare quella figura di garanzia che è costituita dal Presidente della Repubblica. Di conseguenza verrebbe a mancare il ruolo super partes di rappresentante dell’unità nazionale. Di contro, altri sostengono che con il presidenzialismo esisterebbe un rapporto diretto tra Presidente ed elettori.

Cosa dice la legge in merito

Ma tutto ciò dal punto di vista costituzionale si può fare? La risposta è sì, anche se la procedura è complessa e lunga. Infatti, la Costituzione prevede che si possano effettuare delle modifiche alla stessa attraverso una precisa procedura. Innanzitutto, le modifiche si possono effettuare soltanto tramite una legge di revisione costituzionale – stabilita dall’Articolo 138 della Costituzione – e non con una legge ordinaria. Esistono due diversi casi per procedere alla modifica.

Caso 1

Questa modalità entra in gioco quando vi è una maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, ovvero almeno 201 deputati e 151 senatori. Una volta che i componenti delle Camere approvano la legge di revisione costituzionale a maggioranza assoluta, si potrà richiedere l’approvazione di tale legge attraverso un referendum popolare. Il referendum può essere richiesto da: 1/5 dei membri di una Camera, 500mila elettori o da 5 Consigli regionali. Trattandosi di un referendum confermativo, la modifica alla Costituzione è approvata solo nel caso in cui la maggioranza dei voti è a favore. Inoltre, non è previsto il quorum, perciò il referendum è valido indipendentemente dal numero di persone che si recano alle urne.

Caso 2

Questa modalità è di più semplice attuazione, in quanto la legge di revisione costituzionale viene applicata immediatamente se vi è una maggioranza dei 2/3 dei componenti di ciascuna Camera, dunque almeno 266 deputati e 133 senatori. Non è quindi previsto il referendum in questo caso.

Con il nuovo Parlamento, la maggioranza di centrodestra, qualora volesse proporre delle modifiche costituzionali, dovrà necessariamente passare attraverso un referendum popolare, in quanto detiene una maggioranza assoluta, con 237 deputati e 112 senatori eletti. Ovviamente, nel caso in cui anche delle forze di opposizione siano favorevoli a delle modifiche volute dal centrodestra e si raggiungessero i 2/3 della maggioranza, allora non vi sarebbe comunque il bisogno di fare un referendum confermativo.

È bene ricordare che non tutti gli articoli della Costituzione si possono modificare, difatti nessuno potrà toccare i principi fondamentali della Repubblica, come gli Articoli da 1 a 5, oltre ai diritti inviolabili della persona e quelli della forma repubblicana.