evasione di Fito

Ecuador in balia di un narcogolpe dopo l’evasione di Fito

L’Ecuador, piccolo Paese sudamericano, è da più di 48 ore preda delle scorribande di gruppi criminali armati, che hanno scatenato violenza e terrore nelle strade e in 29 edifici tra cui ospedali e università. Dopo l’evasione di Fito, boss dei Choneros, il Paese è precipitato nel caos. Sono circolate in tutto il mondo le immagini dell’assedio in uno studio della televisivo nella città di Guayaquil da parte di un gruppo armato di giovani narcotrafficanti che hanno disseminato panico e violenza in tutto lo Stato.

L’evasione di Fito

La fuga dal carcere di massima sicurezza del trafficante ecuadoriano Adolfo Macías, che si è fatto sostituire da un sosia, ha suscitato la reazione del presidente Noboa, che ha dichiarato lo stato d’emergenza per 60 giorni con coprifuoco e posti di blocco. Il governo ha inoltre disposto “amnistia e immunità” per le forze dell’ordine, legittimate ad aprire il fuoco senza doverne poi rispondere. Gli scontri nelle carceri e nelle città hanno portato a un bilancio di 13 morti, 125 gli agenti di polizia 14 i funzionari presi in ostaggio e un bilancio di 70 arresti.

L’obiettivo del narcogolpe

La repressione del presidente ha scatenato la risposta dei Choneros e un’altra ventina di gruppi criminali, che attraverso le piattaforme social, hanno veicolato il messaggio “create disordine, sparate a caso, sequestrate la città, impedite che la vita si svolga in modo regolare”. L’obiettivo del narcog0lpe organizzato attraverso il passaparola non sarebbe quello di prendere il controllo del Paese, ma costringere le istituzioni a negoziare e dunque ristabilire il proprio dominio attraverso il terrore.

Nel 2005 Los Choneros erano solo una decina, radicati nella città di Chone, ma il loro crescente successo nel commercio di merci illegali ha assecondato la costruzione di un consenso basato sul controllo economico e sociale della popolazione in povertà, fino ad arrivare ad un coinvolgimento nell’indotto di oltre mezzo milione di persone.

Secondo il presidente Daniel Noboa, sarebbe a rischio la stabilità democratica della nazione a seguito del conflitto armato interno frutto delle azioni di veri e propri terroristi. A sostegno della pervasività delle aggressioni si collocherebbero anche le infiltrazioni nell’ambiente politico e il sostrato di consenso indotto dal terrore. Inoltre, dal 2018 l’Ecuador ha perso il primato di Paese sudamericano tra i più tranquilli dell’area: l’infiltrazione dei cartelli messicani, colombiani, albanesi e ‘Ndranghetisti, ha trascinato la nazione ai primi posti della classifica dei più assediati dal crimine.