Crescono le diseguaglianze: i ricchi più ricchi e inquinano di più

Le diseguaglianze globali sono in costante crescita e il divario tra i ricchi e poveri si è ampliato a dismisura; i ricchi sono sempre più ricchi e inquinano sempre di più. È questo lo sconfortante quadro che emerge dalla lettura comparata del “World Inequality report 2022”, e del Rapporto di Oxfam Italia sul clima e le disuguaglianze globali.

Il “World Inequality report 2022”: le diseguaglianze di ricchezza, reddito e inquinamento tra ricchi e poveri si allargano a dismisura

Il “World Inequality report 2022” (dati 2021), riporta una sintesi aggiornata delle ricerche internazionali finalizzate al monitoraggio delle disuguaglianze globali. I dati e le analisi riportati si basano sul lavoro di oltre cento ricercatori nell’arco di quattro anni, dislocati in tutti i continenti.  Una rete internazionale – composta da istituti di statistica, autorità fiscali, università e organizzazioni internazionali – che armonizza, analizza e diffonde dati sulle disuguaglianze.

Cresce il divario nella distribuzione della ricchezza globale: l’1% più ricco ha beneficiato del 38% della ricchezza aggiuntiva accumulatasi negli ultimi 30 anni

In termini di ricchezza globale, dal 1990 a oggi, l’1% più ricco della popolazione ha accumulato il 38% della ricchezza aggiuntiva accumulata. Al 50% più povero sono rimaste sole le briciole, pari al 2%, del plus di ricchezza prodotta.

Questo fatto mette in luce la costante erosione della ricchezza della classe media che, pian piano, sta scivolando verso gli strati più poveri della popolazione. Inoltre, il 10% della popolazione mondiale possiede il 76% della ricchezza globale. Tradotto in termini monetari, in media per adulto, il 50% più povero detiene ricchezza per 3 mila euro, mentre il 10% più ricco supera i 550 mila euro.

Analogo l’andamento delle diseguaglianze nella distribuzione del reddito: il 10% della popolazione mondiale assorbe il 52% del reddito globale

Anche per la distribuzione delle disuguaglianze di reddito si registra lo stesso crescente divario tra i più ricchi e i più poveri. Attualmente, il 10% della popolazione mondiale assorbe il 52% del reddito globale, mentre la metà più povera ne guadagna l’8,5%. Ciò significa, in termini medi, che un individuo appartenente al 10% più ricco della popolazione ha un reddito di circa 87 mila euro l’anno, contro i soli 3 mila euro della metà più povera.

Si ampliano le diseguaglianze tra i Paesi più ricchi e i Paesi più poveri

Allargando lo sguardo alla distribuzione geografica di questa diseguaglianza, l’Europa resta l’area meno diseguale al mondo: il 10% della popolazione assorbe il 36% del reddito generato in Europa. Le aree geografiche con le peggiori diseguaglianze di reddito sono il Medio Oriente e il Nord Africa, dove il 10% della popolazione assorbe il 58% del reddito totale.

Si affaccia un nuovo fenomeno: la crescita significativa delle diseguaglianze di reddito all’interno dei singoli Paesi

Ma quali sono le diseguaglianze di reddito all’interno dei singoli Paesi? È in questa analisi che si annida un altro elemento significativo che emerge dallo studio. Infatti, le disuguaglianze all’interno dei Paesi sono aumentate in modo significativo negli ultimi due decenni. Il divario tra i redditi (medi) del 10% più ricco e del 50% più povero è quasi raddoppiato. Questo dato dimostra che “le disuguaglianze all’interno dei Paesi sono ora persino maggiori delle disuguaglianze tra i Paesi”.

Infine, il Report evidenzia che, a partire dagli anni ’80, le disparità sono cresciute ovunque. Il motivo risiede nella “serie di programmi di deregolamentazione e liberalizzazione economica” adottate dai Governi.

Le diseguaglianze ecologiche: i più ricchi sono i maggior responsabili dell’inquinamento

Passando all’esame delle diseguaglianze ecologiche, il Rapporto evidenzia il grande divario tra ricchi e poveri nella quantità di inquinamento emessa.

Il 10% della popolazione più ricca è responsabile di quasi il 50% delle emissioni antropiche. La capacità di inquinamento del 50% della popolazione più povera incide solo per il 12% delle emissioni globali. In sostanza, per persona in Europa, il 50% più povero emette cinque tonnellate annue di CO2, rispetto alle 29 tonnellate emesse dal 10% più ricco.

Queste evidenti disuguaglianze nelle emissioni suggeriscono che le politiche di contrasto al global warming dovrebbero focalizzarsi principalmente sulle emissioni dello strato più ricco della popolazione. Tuttavia, dobbiamo registrare che i Governi stanno facendo l’esatto contrario. Le politiche di contrasto – come l’imposizione di tasse sul carbonio – hanno colpito la popolazione a basso e medio reddito, senza intaccare le abitudini di consumo dei più ricchi.

 

Il rapporto di Oxfam Italia: i super ricchi sono i maggiori responsabili del riscaldamento globale

Anche il rapporto di Oxfam Italia conferma il crescente divario tra i ricchi e i poveri. Secondo lo studio, l’1% più ricco per reddito è responsabile di emissioni di CO2 pari a quella prodotta da 5 miliardi di persone. Le emissioni prodotte dall’1% più ricco del pianeta causeranno, entro il 2030, oltre un milione di vittime per gli effetti del riscaldamento globale.

Si tratta di una fotografia allarmante a pochi giorni dall’inizio della Cop28 sul clima che si terrà a Dubai.

Ma quanto inquinano i super-ricchi a confronto con il resto del pianeta?

Sono sufficienti pochi dati, oltre a quelli già esposti, per fotografare la situazione a livello globale.

Nel 2019, l’1% più ricco del pianeta – solo 77 milioni di persone – è stato responsabile del 16% delle emissioni globali di CO2. Un appartenente all’1% più ricco inquina, in media, in 1 anno quanto inquinerebbe in 1.500 anni una persona appartenente al restante 99% dell’umanità.

I dati di Oxfam Italia dimostrano, come quelli del “World Inequality report”, che la lotta al cambiamento climatico e alle disuguaglianze vanno nella stessa direzione.

Di fronte a questo disastro a livello globale, non si può fare a meno di sposare la richiesta avanzata da Oxfam Italia dell’introduzione di “un’imposta sui grandi patrimoni per finanziare la transizione green e affrontare i crescenti bisogni sociali”.