Cop28 di Dubai: i punti in discussione e i risultati già ottenuti

La Cop28 a Dubai: i punti in discussione e i risultati già ottenuti

È in corso di svolgimento a Dubai, la 28ª conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici – COP 28 – che si chiuderà il prossimo 12 dicembre.

 

La Cop28 di Dubai: un’accesa discussione tra schieramenti opposti

Il fatto che la Conferenza si stia tenendo nel cuore dell’area geopolitica dove risiedono i maggiori produttori di petrolio è fonte di opposte interpretazioni.

Un nutrito schieramento contesta sia la scelta della sede che quella del presidente del Summit, Al Jaber, Ceo della compagnia petrolifera statale degli Emirati, Adnoc. Qualche giorno fa, proprio Al Jaber è finito nel mirino dei media per alcuni sue affermazioni (vedi nostro articolo). Al Jaber ha affermato, infatti, che “non c’è alcuna scienza” che indichi la necessità di un’eliminazione graduale dei combustibili fossili per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Quindi, ha precisato che l’eliminazione graduale dei combustibili fossili non consentirebbe lo sviluppo sostenibile “a meno che non si voglia riportare il mondo nelle caverne”. Dopo le polemiche suscitate dalle sue affermazioni il Presidente è stato costretto a fare marcia indietro.

Sul fronte opposto troviamo gli osservatori che ritengono necessario il coinvolgimento delle compagnie petrolifere e del gas per rispettare gli obiettivi di decarbonizzazione. Secondo questo pragmatico punto di vista, la presenza del Summit affidata a un petroliere è una garanzia che gli impegni che verranno sottoscritti saranno successivamente mantenuti. Del resto, il presidente della COP nel suo messaggio di benvenuto ha dichiarato di volersi personalmente impegnare per “costruire un consenso tra le parti per promuovere l’azione per il clima”. Inoltre, ha dichiarato che intende dare priorità “agli sforzi per accelerare la riduzione delle emissioni attraverso una pragmatica transizione energetica, riformare l’uso del suolo e trasformare i sistemi alimentari.”

 

Le Cop sui Cambiamenti Climatici: una storia tormentata

Un punto di svolta dei vari Summit che si sono susseguiti nel tempo è stata la conferenza di Parigi del 2015. In qualche modo, la Conferenza si rivelò uno strumento impotente, poiché non era stato possibile imporre ai Paesi partecipanti cosa fare. Tuttavia, è proprio a partire da Parigi che si sono potute dettare le regole per le Cop successive.

All’epoca della Cop di Parigi, se le politiche non fossero cambiate, il riscaldamento globale previsto entro il 2100 era di oltre 3°C rispetto ai livelli preindustriali. Il processo innescato da Parigi ha messo al centro il clima, rendendolo un tema di cui i Paesi hanno l’obbligo di discutere. Infatti, se nel 2015 un solo Paese aveva un obiettivo “Net Zero”, ora i Paesi sono diventati 101 e si fanno sentire a Dubai.

 

Cop28 di Dubai: gli obiettivi proposti

Gli obiettivi principali che saranno discussi tendono alla realizzazione dei pilastri dell’accordo di Parigi. Questi obiettivi rientrano in un complesso piano di azione che si concentra su quattro settori:

  • accelerare la transizione energetica
  • definire i finanziamenti per il clima
  • mettere la natura, le persone, la vita e i mezzi di sussistenza al centro dell’azione per il clima
  • porre alla base di tutte le iniziative la piena inclusività

Il piano d’azione che la presidenza della Cop28 si propone è stato riversato in questi punti all’ordine del giorno del Summit:

  • un bilancio globale;
  • il programma di lavoro in materia di mitigazione;
  • l’obiettivo mondiale di adattamento;
  • i finanziamenti per il clima, comprese le disposizioni finanziarie per le perdite e i danni.

In pratica si tratta di ridefinire nuove politiche ambientali, lavorare per un’eliminazione dei combustibili fossili, favorire la mitigazione dei cambiamenti climatici, aumentare il lavoro per lo sviluppo dell’energia rinnovabile. Questi, in sintesi, sono gli ambiziosi obiettivi che sono oggetto di discussione nel Summit di Dubai.

 

Cop28: Le due correnti di pensiero phase-out o phase-down

Lo scontro più acceso all’interno del Summit riguarda l’interpretazione dei termini phase-out o phase-down che dovranno contraddistinguere il documento finale.

Più di 100 Paesi sono già schierati a favore di “un’eliminazione graduale” (phase-out) dei combustibili fossili, mentre altri richiedono l’utilizzo di un linguaggio più debole, come “riduzione graduale” (phase-down). È questa una delle questioni più ferocemente combattute nel corso del vertice e che potrebbe anche rivelarsi come il fattore determinante del suo successo.

Secondo i più radicali, per mantenere in vita gli obiettivi dell’accordo di Parigi, è necessario arrivare a una completa eliminazione graduale dei combustibili fossili. L’adozione della strategia opposta, che comporta una vaga riduzione graduale, è, ad oggi, basata su tecnologie non collaudate.

Secondo questa visione radicale, sono necessari tagli profondi e rapidi per azzerare le emissioni di combustibili fossili e limitare gli impatti climatici in rapido peggioramento.

 

Cop28 di Dubai: gli obiettivi già raggiunti

In questi primi giorni sono già stati raggiunti alcuni obiettivi importanti.

Uno di questi è l’obiettivo di triplicare la produzione di energia nucleare. I 22 paesi firmatari, tra cui Francia e Stati Uniti, lo definiscono una tappa cruciale per ridurre le emissioni di gas serra.

Un altro obiettivo raggiunto è quello di rendere operativo il fondo “Loss & damage”. Si tratta di uno strumento che offre aiuti ai Paesi più poveri e vulnerabili del mondo, per le perdite e i danni subiti a causa dei cambiamenti climatici. Il fondo per il clima vale 30 miliardi di dollari: l’Italia contribuirà con 130 milioni di euro, gli Emirati Arabi con 100 milioni di dollari, altri 100 milioni sono promessi dalla Germania, 10 milioni dal Giappone e 60 milioni di sterline dalla Gran Bretagna.