Cancel Culture, astronomi contro Ferdinando Magellano

Il grande esploratore portoghese Ferdinando Magellano finisce sulla lista nera della Cancel Culture a chiederne la messa al bando è un gruppo di astronomi. La richiesta degli scienziati è che il nome dell’esploratore portoghese venga tolto da galassie, telescopi e veicoli spaziali a lui intitolati. Il grande navigatore è accusato di essere stato un “colonizzatore, schiavista e assassino”.

 

Un gruppo di astronomi contro Ferdinando Magellano  

Un gruppo di astronomi dell’Amherst College, in Massachusetts ha lanciato un appello rivolto  all’Unione Astronomica Internazionale (IAU) affinché provveda a cambiare il nome delle “Nubi di Magellano”, le due galassie satelliti della Via Lattea più luminose.

In un articolo pubblicato sulla rivista Physics , Mia de los Reyes, alla guida del gruppo di astronomi, ricorda come Magellano non sia stato un astronomo né tanto meno il primo a documentare la presenza delle due galassie nel cielo. L’astronoma prosegue il suo J’accuse ricordando che Magellano ha commesso atti orribili, avendo ridotto in schiavitù i nativi Tehuelche e, con i suoi uomini, bruciato villaggi e ucciso indigeni.

Venendo al punto, Mia de los Reyes sostiene che Magellano, nonostante le sue azioni, risulta ampiamente onorato nel campo dell’astronomia. Il suo nome appare attualmente in oltre 17mila articoli accademici ed è legato a oggetti astronomici. Tra questi, il veicolo spaziale Magellan della Nasa, i telescopi gemelli Magellano da 6,5 metri e il telescopio di prossima generazione in costruzione, il “Giant Magellan Telescope”.

 

Ferdinando Magellano e la circumnavigazione del globo

Fin qui la richiesta degli astronomi, ma perché Magellano è entrato nella storia? L’esploratore portoghese, tra il 1519 e il 1522, compì un’impresa destinata a cambiare il destino dell’umanità: la circumnavigazione del globo.

Partito da Salùcar de Barrameda in Spagna, al comando di 5 navi e 237 uomini di equipaggio, il 28 novembre del 1519 Magellano attraversa lo stretto che oggi porta il suo nome. Vede in lontananza i ghiacci della Patagonia e quella che verrà poi chiamata Terra del Fuoco. Solcando l’Oceano Pacifico, nel 1521, arriva nelle Filippine dove termina tragicamente il suo viaggio e viene ucciso. Una sola delle navi fa rientro in Spagna con 18 uomini a bordo, tra i quali Antonio Pigafetta che racconterà il viaggio durato 2 anni, 11 mesi e 17 giorni. L’impresa dimostrerà, definitivamente, che la terra è una sfera e che era possibile raggiungere l’Oriente navigando da Occidente.

 

Cancel culture e damnatio memorie”, che rapporto c’è tra di loro?

Una volta precisata la grandezza dell’impresa di Ferdinando Magellano, ha senso chiedersi da dove nasce questo ostinato revisionismo storico che giudica azioni, criteri etici e morali dei personaggi del passato secondo il metro di giudizio legato alla stretta attualità.

Pensiamo, ad esempio, a quanto successo nel caso del ciclo di quattro lezioni di Paolo Nori su Dostoevskij che si sarebbe dovuto svolgere presso l’Università Bicocca di Milano. L’annuncio di queste lezioni, giudicate alla luce degli avvenimenti dell’Ucraina da parte della Russia, hanno determinato episodi di ostracismo, del tutto ingiustificato, nei confronti della cultura russa. Questo atteggiamento ha finito per coinvolgere personaggi morti e sepolti che nulla hanno a che fare con il conflitto russo-ucraino.

Dobbiamo quindi interrogarci sulla efficacia di combattere un’ideologia, non condivisa, mediante la cancellazione della cultura o della storia.

La “damnatio memoriae

Nell’antica Roma vigeva il sistema della “damnatio memoriae”, una specie di cancel culture ante litteram. E’ una condanna per effetto della quale veniva cancellato ogni ricordo dei personaggi colpiti,  come se non fossero mai esistiti. A questa condanna, spesso, si accompagnava un atteggiamento iconoclasta, che comportava l’abbattimento di statue equestri e monumenti. Il fine ultimo consisteva nell’eliminare dalle città simboli e tracce storiche che non appartenevano più alla cultura di un popolo .

Questo atteggiamento ha trovato la sua applicazione anche in un passato a noi prossimo. Basta pensare a regimi e personaggi di epoca moderna come il fascismo e il nazismo o alla rimozione delle statue di Saddam Hussein e alla destalinizzazione in Unione Sovietica.

 

La cancel culture

La cancel culture, invece, sembra appartenere a una forma di protesta o di ostracismo nei confronti di qualcuno o di qualcosa in nome del politically correct. L’abbattere una statua cancella sì la memoria di un personaggio storico, ma non elimina ciò che è stato, lasciando immutata la sua storia e il giudizio storico che ne possiamo trarre.

Diverso è, invece, censurare elementi storico-culturali appartenenti ad epoche lontane solo perché presentano una cultura che noi oggi non condividiamo e condanniamo. L’uso e l’applicazione di terminologie ritenute politicamente corrette non deve comportare la riscritture di intere opere o la loro eliminazione. Ciò vale anche per il nostro Magellano, a meno che vogliamo ritrovarci ad avere a che fare con una topografia simile ad un’opera di Emanuele Isgrò.