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Byung-chul Han, il filosofo Pop che piace a Vasco Rossi

Byung-chul Han, il filosofo Pop che piace a Vasco Rossi

Byung-chul Han è un filosofo contemporaneo particolarmente amato da musicisti e artisti, tra cui Vasco Rossi, tanto da essere definito “filosofo Pop”. Due anni fa, Vasco Rossi pubblicò su Instragram una foto di uno scaffale della sua libreria contenente ben 12 saggi di Han. Il suo commento fu “è un filosofo contemporaneo, me ne sono appassionato, indaga l’uomo moderno e l’era del digitale. Questo Tempo che crea connessioni invece che relazioni.

 

 

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Nel corso degli anni, i saggi di Han hanno riscosso un grande successo editoriale, cosa insolita nel panorama filosofico. Vediamo allora di conoscere più da vicino questo personaggio, analizzando le principali tematiche filosofiche trattate alla ricerca della chiave del suo successo.

 

Chi è Byung-chul Han

Byung-Chul Han (1959) è un filosofo contemporaneo di origine sudcoreana, vive in Germania dove ha insegnato Teoria della cultura presso l’Universität der Künste di Berlino. Han è un pensatore e saggista eclettico, con alle spalle numerose pubblicazioni, per lo più sotto forma di saggi brevi. Il pensiero di Han getta uno sguardo sull’influenza della tecnologia sulla nostra vita, probabilmente influenzato dal pensiero di Martin Heidegger sul cui pensiero ha elaborato la tesi di laurea. I titoli dei suoi brevi saggi sono autoesplicativi: “La società della stanchezza”, “La società senza dolore”, “La società della trasparenza”, e da ultimo “Vita contemplativa o dell’inazione”. Byung-Chul Han ha oggi all’attivo più di 20 saggi e pubblicazioni, molte delle quali tradotte in italiano.

Un pensatore pop, eclettico e fuori dal coro

Pensatore e autore eclettico, Han si allontana dal classico profilo accademico. Una delle caratteristiche dei suoi saggi è la brevità. Nel corso di una intervista ha dichiarato “Perché scrivere un libro di mille pagine se puoi illuminare il mondo con poche parole?”.

Han si mantiene per scelta lontano dai social, poco incline a partecipare alle conferenze e a rilasciare interviste, veste in modo informale (maglietta bianca e giubbotto di pelle nera) incarnando la figura carismatica del pensatore controcorrente.

 

Le principali tematiche affrontate

Il successo delle sue pubblicazioni ci invita ad un breve approfondimento del suo pensiero. Han è un acuto osservatore delle contraddizioni della nostra contemporaneità esaminata sotto molteplici prospettive filosofiche. Tuttavia, attraverso l’analisi delle sue pubblicazioni più famose, è possibile individuare alcune chiavi di lettura. Sotto il sostrato dell’influenza della tecnologia digitale sulle nostre esistenze, Han sviluppa questi concetti chiave:

  • “Müdigkeitsgesellschaft”, la “società della stanchezza”, anche titolo di un suo saggio. Secondo Han la società contemporanea è caratterizzata dalla stanchezza perché l’eccesso di positività che la caratterizza ci induce a esaltare la produttività come valore e a temere il fallimento. Questa condizione di subalternità è causa quindi stanchezza e in essa si può rintracciare la causa primaria di disturbi moderni, la depressione e il burn out.
  • Transparenzgesellschaft”, la “società della trasparenza”, anche in questo caso corrisponde al titolo di un suo saggio. La trasparenza, considerata un valore assoluto dalla società contemporanea, è secondo Han un valore imposto dal mercato. La trasparenza è vissuta come condivisione volontaria di ogni aspetto del nostro vissuto attraverso la narrazione sui social a discapito della privacy e della fiducia.
  • Shanzhai”, un concetto della cultura cinese, che si manifesta come uno stile caratterizzato dall’imitazione che rifugge la distinzione occidentale tra originale e falso. Attraverso l’imitazione si impone una decostruzione che non necessariamente conduce a un risultato peggiore dell’originale, ragione per cui essa non merita una connotazione negativa.

Il mistero Han: perché è così letto in Italia?

I saggi di Han, pur non essendo banali, hanno riscosso un certo successo nel nostro paese. Quali sono i motivi di questo successo?

Uno di motivi del successo di Han risiede nella sua scrittura, particolarmente apprezzata per essere diretta, categorica e quasi lapidaria. Il contenuto apocalittico e apodittico dei suoi saggi descrive in maniera chiara alcuni dei problemi centrali del nostro tempo. I titoli sono spesso minacciosi si trasfondono in una sensazione di imminente pericolo in cui il lettore si riconosce immediatamente.

Han è un profeta del dominio della tecnologia e delle diverse forme di potere sulle nostre esistenze. Uno dei temi chiave, che trova largo spazio nei suoi saggi, è rappresentato dal dominio della digitalizzazione che ha trasformato gli individui in consumatori di informazioni. Inoltre, l’uso parassitico delle nuove tecnologie sta determinando la scomparsa delle differenze culturali verso una omologazione degli individui. Un altro elemento apprezzato dai lettori di Han è il ricorso, utilizzando spesso citazioni da film e libri ed eventi del contemporaneo in cui si riconoscono i lettori.

Alcuni critici di Han sostengono che le sue riflessioni sono viziate da sostrato reazionario, con uno sguardo rivolto al passato, e da un’opposizione aprioristica alla tecnologia e al neoliberismo. Nelle riflessioni di Han non trovano spazio spinte innovatrici e progressiste sul piano politico-sociale. Tuttavia, il filosofo coreano ci offre non solo una chiara e lucida analisi della nostra attuale condizione umana, ma avanza anche alcune proposte terapeutiche.

L’ultimo saggio tradotto in italiano: un elogio dell’inazione

È questo il caso della sua ultima raccolta di saggi recentemente pubblicata in Italia: “Vita contemplativa o dell’inazione“. In questo saggio, il filosofo coreano riconosce nel “non fare” ciò che dà forma all’Umano e impedisce la riduzione dell’uomo alla pura funzione. Il saggio si apre con una celebre frase di Paul Celan: “somigliamo sempre più a quelle persone attive che rotolano, come rotola la pietra, con la stupidità del meccanismo”. La nostra percezione della vita è sempre più in termini di lavoro e prestazione; l’inazione è considerata una sorta di peccato. Il tempo libero è anch’esso un derivato del lavoro “È un tempo che ammazziamo affinché non emerga la noia”. Il tempo libero è vissuto come vacuità, vuoto, senza occupazione, assoggettato al dominio della prestazione e del consumo. Al contrario Han sostiene che “è proprio l’inazione, che non produce nulla, a rappresentare una forma intensa e preziosa della vita”. Il senso dell’inazione risiede nella “libertà da qualsiasi scopo o utilità” che è la formula della felicità.