Intervista a Monica Poggio, CEO Bayer Italia

Bayer, il futuro del mondo del lavoro: la passione come guida

In copertina: Francesca Cutrone, direttrice responsabile CNC Media e Monica Poggio, amministratrice delegata Bayer Italia

Dall’incontro con Monica Poggio, mi porto due emozioni: sicurezza e ispirazionePerché la nostra intervista è stata come un percorso di conoscenza, non solo della figura della CEO di Bayer Italia, ma anche della donna con il suo percorso personale e professionale.

Abbiamo esplorato diversi temi: dal ruolo dei giovani nel mondo del lavoro alla parità di genere, dall’importanza degli obiettivi personali al bisogno di stimolare empowerment e inclusione. 

Per una testata come CNC Media, il cui obiettivo è quello di promuovere un’ informazione partecipata ai giovani e ai giovanissimi, l’attenzione che Monica Poggio ha dedicato agli under 35 non è passata inosservata. Soprattutto alla luce del nostro podcast Becco a Beccoche ha come intento quello di coinvolgere le aziende, chiedendo ai CEO di raccontarci il futuro del mondo del lavoro. 

Includere persone e talenti: il ruolo dei giovani

Oggi sono attive, lavorativamente parlando, ben cinque generazioni: diverse per formazione e prospettive, ma tutte indispensabili, da mettere in contatto e far collaborare. Ecco perché oggi, più che mai, le organizzazioni hanno l’esigenza di includere le persone e i loro talenti, prendendo in considerazione chi si trova a fine carriera ma anche e soprattutto i “giovani adulti”. 

“Del resto – sottolinea Monica Poggio, CEO Bayer Italia – ai giovani non manca nulla, semplicemente il futuro davanti a loro è meno lineare. Questo però non è un limite, ma un’opportunità”. L’importante è comprendere che la complessità, prima di generare un’azione, va accolta, compresa e analizzata. 

Per favorire l‘inclusione intergenerazionale, Bayer ha organizzato una community di under 35 che si muove in modo particolare all’interno dell’azienda. Giovani, donne e uomini, che si autogestiscono, liberi di proporre idee, sviluppare progetti ed esprimere la propria potenzialità senza il bisogno di un capo. Le persone – e le loro differenze – tornano al centro, in una parola: empowerment

Ma la complessità si guida anche grazie alla passione: nulla può trainare il cambiamento più di ciò che ci appassiona che, in fondo, è la chiave per continuare a imparare e farsi quelle domande indispensabili per avere un impatto sul futuro. 

La leadership femminile: un altro lato dell’inclusione 

“C’è ancora un grosso condizionamento sulla partecipazione femminile al mondo del lavoro, sia per la partecipazione lavorativa che per lo sviluppo di carriera, ed è dunque ancora limitata. La nostra cultura incide molto, limitando le posizioni delle donne in ruoli apicali, di leadership, di responsabilità, già a partire dalla scelta di studi”.

Sebbene negli ultimi anni ci sia stato un aumento della consapevolezza sull’importanza di promuovere incarichi di leadership femminile, le donne continuano a essere sottorappresentate nei vertici aziendali. Secondo il report della Rome Business School “Gender Gap e lavoro in Italia”, in Italia nel 2023 le donne ai vertici aziendali ricoprivano il 24% del totale, e il 34% nei ruoli di senior management.

É una strada che va percorsa a più livelli, a partire dall’orientamento scolastico, che indirizza le carriere delle ragazze, fino all’ultimo gradino, quello del posto di lavoro, ben rappresentato dalle aziende. “Noi – ci ha spiegato Monica Poggio – abbiamo voluto intraprendere un percorso di certificazione di parità di genere, attraverso la valutazione di tutte le nostre policy e procedure in tema di bilanciamento di genere. Lavoriamo sull’inclusione anche equiparando la presenza di uomini e donne a tutti i livelli organizzativi e di leadership, tra i manager e quadri dirigenti”.

Le interviste hanno un duplice intento: informare, rappresentando un tema e il suo contesto, e ispirare, grazie all’impatto delle storie personali. Ecco, conclusa l’intervista a Monica Poggio, CEO di Bayer Italia, mi sono chiesta: cosa mi ha segnata e porterò nel mio percorso? 

Che essere confusi è lecito, che ognuno ha la sua forma e sta a noi, tra indecisione e perplessità, trovare la nostra strada: obiettivo dopo obiettivo. Qualsiasi esso sia.