33 anni in carcere da innocente: la storia di Beniamino Zuncheddu

Può un uomo attendere la verità per trent’anni? Beniamino Zuncheddu ha convissuto con questo dilemma nelle carceri sarde dall’età di 27 anni. Ne è uscito nel novembre 2023, a 59, grazie all’ordinanza di scarcerazione disposta dalla Corte d’appello penale di Roma. La verità è giunta solo il 26 gennaio 2024: Beniamino non ha commesso la strage di Sinnai dell’8 gennaio 1991.

L’errore giudiziario che ha cambiato la vita di Beniamino Zuncheddu

Beniamino Zuncheddu, ex pastore sardo, è stato dischiarato innocente dopo 33 anni di carcere. Fu ritenuto colpevole della strage del Sinnai, in cui tre pastori furono uccisi e uno ferito. L’unico superstite, Luigi Pinna, indicò Zuncheddu come responsabile del triplice omicidio. Il movente individuato fu ricondotto ai ricorrenti screzi tra pastori, e l’alibi di Zuncheddu non fu ritenuto abbastanza solido.

La sua storia non è solo un racconto di ingiustizia, ma anche un monito sulla fragilità del sistema giudiziario e sull’importanza della revisione dei processi. Tre anni fa, l’avvocato Mauro Trogu, incaricato da Augusta Zuncheddu, sorella di Beniamino, fece riaprire il caso attraverso un processo di revisione. È stato infatti dimostrato che l’iter processuale che portò alla pena dell’ergastolo fu costellato da false testimonianze e depistaggi, tra cui l’influenza esercitata da parte dell’allora poliziotto Uda, che suggerì l’identificazione del carnefice sottoponendo al teste una foto di Zuncheddu. Attraverso le intercettazioni ambientali cui sono state sottoposte le sorelle e la moglie di Luigi Pinna, sono state rilevate incongruenze nella testimonianza dell’uomo, che cinquanta giorni dopo l’eccidio accusò il pastore.

Il prezzo degli errori giudiziari

Secondo un report di www.errorigiudiziari.com (associazione che da 25 anni approfondisce il tema) dal 1991, circa 30.000 persone sono state coinvolte in errori giudiziari. In poco più di trent’anni, lo Stato ha speso circa 1 miliardo di euro in risarcimenti e indennizzi. Solo nel 2022, 547 persone sono state ingiustamente detenute, con risarcimenti che hanno superato i 37 milioni di euro.

Il processo di revisione è la straordinaria possibilità di istituire un nuovo processo dopo la sentenza definitiva elaborata attraverso tre gradi di giudizio, in presenza di nuove prove che dimostrano la non colpevolezza dell’imputato. L’ammissibilità della richiesta è disciplinata dall’art 630 del codice di procedura penale. È vittima di errore giudiziario chi, dopo essere stato condannato con sentenza definitiva, viene assolto in seguito a un processo di revisione. Secondo l’art 24 della Costituzione, la legge determina “le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari”. Beniamino, dopo 33 anni di ingiusto carcere, è ora in attesa di risarcimento da parte dello Stato.

“Desideravo avere una famiglia, costruire qualcosa, essere un libero cittadino come tutti. Trent’anni fa ero giovane, oggi sono vecchio. Mi hanno rubato tutto. Non provo rabbia perché sono vittime anche le persone che mi hanno accusato, non è colpa loro. Ma del poliziotto che fa parte dell’ingiustizia. Essere libero è una cosa inspiegabile”.

Beniamino Zuncheddu, ex pastore

In foto: Beniamino Zuncheddu insieme alla giornalista Gaia Tortora